Rifiuti tossici: la Calabria si ribella

di Oreste Parise


Rende, 25 ottobre 2009


Grande affluenza alla manifestazione di Amantea per chiedere interventi urgenti e cancellare l'incubo di una minaccia nucleare proveniente dal mare. Ma la politica si è divisa. Il centrodestra ha disertato in blocco. Persa un'altra occasione per dimenticare l'appartenenza e pensare all'interesse della Calabria

Il 25 ottobre 2009 è una data da ricordare per la Calabria. Migliaia di giovani, vecchi e bambini si sono svegliati dall'apatia e dalla rassegnazione e sono scesi in piazza in un clima festoso, uno sfilare pacifico che ancora una volta testimonia del grado di civiltà dei calabresi e dei meridionali. In tanti sono confluiti nel centro tirrenico dalla Basilicata, dalla Campania, dalla Puglia ed anche dalla Sicilia. Non è bastato qualche piccolo tafferuglio a guastare la festa, né i fischi ai pochi politici che sono intervenuti. Se li è beccati Mario Oliverio intervenuto per primo. Più che a lui, che in questa storia dei rifiuti tossici c'entra ben poco, erano diretti a tutta la classe politica colpita dall'anatema dell'inefficienza, dalla rabbia per l'incapacità di gestire il territorio, dai sospetti di una collusione con la malavita organizzata.

Vi erano tutte le premesse per un fallimento. In pochi sono disponibili il sabato mattina dopo una settimana di stress; e poi la giornata non prometteva niente di buono. Per tutta la notte una pioggia insistente aveva allagato le strade. Alle prime luci dell'alba si era trasformata in un vero e proprio diluvio.

Ancora alle nove, la pioggia non accennava a diminuire. Amantea era sommersa dall'acqua, ma una insolita animazione lasciava prevedere che sarebbe stata comunque una giornata speciale. Sotto ogni portico si rifugiavano capannelli di persone con bandiere variopinte. Pullman e macchine continuavano ad affluire, con la gente che si assiepava ogni angolo pronta a sciogliersi in corteo. La manifestazione è disturbata dal tempo, ma la gente è straripante, perché il problema è sentito, tutti vogliono sapere cosa devono fare la regione e lo stato per affrontare il problema dei rifiuti tossici.

A questo si aggiunga che quella che doveva essere una manifestazione corale di tutta la Calabria per chiedere interventi seri ed urgenti per quella che si preannuncia la più grave delle emergenze che ha colpito la Calabria nel dopoguerra, si è trasformata in una manifestazione di parte. Il centrodestra compatto si è chiamato fuori, forse per solidarietà con il governo nazionale che non ha certo mostrato un eccessivo entusiasmo nell'occuparsi della Calabria e dei suoi problemi. La manifestazione era stata organizzata dal circolo “Natale De Grazia” e da numerose associazioni ambientalistiche, coordinate da Francesco Cirillo, un no global da sempre impegnato a denunciare le offese al territorio ed i traffici illegali di rifiuti tossici. Proprio attraverso questo settimanale ha condotto per anni una campagna di informazione sul riciclaggio a mare con affondamento degli scafi. L'unico risultato di rilievo ottenuto è quello di due procedimenti penali e richiesta di risarcimento danni perché le sue verità erano scomode e diffamavano i sospetti colpevoli.

Quanti saranno i partecipanti? Intanto tutti i 14.000 abitanti di Amantea sono coinvolti, sono scesi in piazza o partecipano dalle finestre, dai balconi. Nessun segno di fastidio, nessuno episodio riprovevole, danneggiamento di edifici o di automobili. A questi bisogna aggiungerne altrettanti giunti da ogni dove. Le cifre sono opinabili, in mancanza di un provvedimento rigoroso di rilevamento, ma si è trattato di un grande successo, di una partecipazione eccezionale per una regione dove regnano l'apatia e l'indifferenza.

Pippo Callipo, che sfilava in prima fila commentava: “il centrodestra ha perso una occasione per stimolare il proprio governo ad un intervento in favore della nostra terra. Sulle ragioni di appartenenza dovevano prevalere gli interessi della Calabria. Questa doveva essere una manifestazione bipartisan.”

Il centrodestra ed i suoi esponenti hanno temuto di affrontare una folla che considerava ostile.

Al primo squarcio tra le nuvole, mentre un timido sole faceva capolino, le strade hanno incominciato ad animarsi. Mille bandiere sono apparse dal nulla in un nugolo di bambini, giovani, ma anche molti anziani dietro gli striscioni delle numerose associazioni presenti, dagli ambientalisti alle associazioni agricole.

E' qui la festa. Tutti chiedono di sapere la verità, pretendono interventi immediati, di non essere lasciati soli, che nessuno si nasconda dietro i limiti delle competenze. La preoccupazione maggiore è il dubbio sulla presenza della radioattività. Senza però trascurare l'enorme danno ambientale che potrebbe derivare dalla presenza di altre sostanze tossiche che prima o poi potrebbero provocare un disastro ambientale.

Il ministro Prestigiacomo, che si è tenuta rigorosamente lontana da Amantea ha dichiarato che «il relitto in fondo al mare non è il Cunski e il mancato rilevamento di radioattività fino a 300 metri”. Hic et nunc. Per il momento sembra che il pericolo sia scongiurato. Potrebbe essere solo una lunga vigilia, poiché i fusti hanno per ora resistito alla corrosione dell'acqua ed alla enorme pressione dell'abisso in cui sono state sprofondate le navi. Resta il dubbio angoscioso di quanto tempo ancora riusciranno a resistere i fusti in quelle condizioni e cosa potrebbe fuoriuscirne.

Inoltre le misurazioni sono state fatte solo nei pressi del relitto individuato, che tra l'altro sembra che non si tratti neanche della Cunski, ma di qualche altro relitto indeterminato. A prescindere dall'identità dello scafo, la questione è cosa contengono quei fusti, che fine ha fatto la Cunski e le altre decine di navi di cui si parla.

La lentezza con cui si procede nelle operazioni di verifica e di recupero non fa che alimentare i sospetti e consolida il convincimento che il mare calabrese sia stato utilizzato come una immensa discarica di rifiuti tossici. Se ieri non si è trovata altra soluzione per lo smaltimento di quelle scorie di qualunque natura esse siano, abbiamo oggi la tecnologia occorrente per potercene liberare senza traslare il problema? Non potrebbe essere proprio l'impossibilità dello smaltimento e non la difficoltà del recupero il vero punto ostativo di tutta questa operazione?

Nel frattempo la vera emergenza è il danno di immagine che ha ricevuto la regione, poiché è passata l'equazione che la Calabria è una discarica tossica ed il suo mare è radioattivo. Una impressione che non sarà facile cancellare, poiché il problema perde di importanza, sovrastato dalle veline e dai trans che occupano stabilmente le prime pagine dei principali organi di stampa nazionali. Le notizie positive sono confinate in poche righe nelle pagine interne, che in pochi leggeranno.

Numerosi i rappresentanti delle istituzioni locali disseminati tra la folla. Numerose le fasce tricolore dei sindaci dei numerosi comuni intervenuti con i gonfaloni multicolore sventolanti. Tra i presenti anche Giuseppe Gaglioti, presidente della Camera di Commercio di Cosenza, che ha assunto una posizione molto coraggiosa chiedendo senza mezzi termini la verità per allontanare qualsiasi sospetto di radioattività nell'area. Tra le attività produttive maggiormente colpite, vi è il settore immobiliare. Il valore degli immobili ha subito un crollo e l'attività edilizia rischia di fermarsi del tutto, poiché nessuno è disponibile ad investire in una condizione di potenziale pericolo.

Numerose le televisioni nazionali, che hanno dedicato qualche finestra alla manifestazioni, e quelle locali che l'hanno coperta ampiamente, dandovi grande spazio.

RTT (Radio Tele Tebe), una rete che trasmette nella media Valle del Crati, ha dedicato particolare attenzione all'avvenimento cercando di raccogliere i commenti dei numerosi politici intervenuti.

L'unico leader nazionale presente è stato Antonio Di Pietro che ha dichiarato: “L'Italia dei Valori è sempre stata per la legalità, e la legalità è stata violentata con questi rifiuti, con questi navi affondate, contro la corruzione per nascondere fatti e misfatti di una imprenditoria che invece di fare il proprio lavoro inquina e sporca l'ambiente, la legge e la coscienza”.

“Non pensa che sia un problema nazionale che vada posto ad altri livelli?”, gli è stato chiesto.

“E' un problema nazionale ed internazionale e locale, ma è qui che il danno è successo ed è questa terra che ne subirà le conseguenze. E' inutile discutere a Roma mentre Sagunto viene espugnata. Dobbiamo qui manifestare l'indignazione di tutti gli italiani onesti, che sono stufi di essere governati e vedersi sopraffatti da un modo di fare affari e speculazioni sulle spalle dei cittadini. La magistratura dovrà fare il suo corso, ma il silenzio e l'omertà sono atteggiamenti mafiosi. Chi sapeva e non ha parlato, per ciò solo deve vergognarsi e nascondersi nella fogna”.

Al suo fianco, Ignazio Messina, parlamentare e da qualche mese commissario regionale dello stesso partito, aggiunge: “Credo sia fondamentale farla qui proprio perché vogliamo gridare tutta la nostra indignazione contro chi ha creato una emergenza, contro chi è colluso, siamo qui contro il governo nazionale, ma anche contro il governo regionale che non interviene mascherandosi dietro carenze di responsabilità, mentre la nave rimane là sotto a minacciare la salute dei calabresi. L'urlo dei calabresi racconta di come la Calabria vuole cambiare.

“Il problema non è solo calabrese, ma stando qui sembra si tratta di un problema locale”, è stato obiettato.

“Certamente il problema è nazionale e per questo che il governo non si può limitare a mandare una nave per fare qualche foto nel mare in burrasca. Non c'è solo questa nave, ma ce ne sono tante altre. La salute dei cittadini calabresi e italiani è a rischio e bisogna intervenire con rapidità. La crisi in Calabria non si vedrà subito, ma successivamente quando i turisti non verranno se la crisi non sarà risolta, quando l'agricoltura e la pesca saranno messi in ginocchio. Noi pretendiamo il ripristino della legalità dove si è scoperto questa collusione tra mafia e potere. Parlare, gridare, urlare non serve a niente se il problema non verrà risolto”.

“Quali interventi immediati sono a vostro avviso necessari per tranquillizzare la popolazione giustamente allarmata”.

“Recuperare una parte del carico per verificarne il contenuto. Magari scopriremo che non vi erano pericoli e ci tranquillizzeremo tutti. A parte la Cunski sembra che ce ne siano almeno altre cinquanta nei mari italiani cosa si deve fare per individuarle e sapere cosa c'è veramente nel mare. Esistono oggi strumenti che consentono di mappare i fondali italiani, ma si ha paura di scoprire la verità”.

“Il nostro premier è stato varie volte in Abruzzo per partecipare a inaugurazioni varie, qui non si è visto nessuno, forse perché non ci sono stati dei morti, o almeno non è accertato poiché non vi è alcuno studio sull'incidenza dei tumori”.

“Il presidente del consiglio partecipa solo a false inaugurazioni e non interviene dove ci sono problemi da risolvere. A Messina ha sorvolato le zone disastrate dall'alto, e non si è calato tra le macerie, perché a lui interessa fare il ponte e non ripristinare con un piano di risanamento idro-geologico la sicurezza del territorio.

“Cosa dovrebbe fare la regione per restituire serenità a questa gente, a tutti noi?”, chiediamo a Maurizio Feraudo, consigliere regionale di Idv.

“Intanto la regione non ha competenze specifiche in materia, e l'assessore Greco si sta comportando egregiamente, anche la posizione assunta nei confronti del governo nazionale è molto chiara”, risponde. “La regione non può rimuovere la nave e rimane il fatto inquietante che dopo un mese e mezzo dal ritrovamento del relitto nulla è stato fatto, l'economia è al collasso e non arrivano risposte. Quello che risulta incomprensibile è un centrodestra che considera questa manifestazione come un problema di parte. Questa è una manifestazione della Calabria per la Calabria e per tutti i calabresi perché il turismo è ormai al collasso, se non si trova immediatamente la verità. Senza un intervento del governo questo non è possibile”.

“Ritiene che il Pdl avrebbe dovuto essere presente?”. Giriamo la domanda all'on. Roberto Occhiuto, autorevole esponente dell'UDC.

“A questa manifestazione dovrebbero partecipare tutti, questa non è una manifestazione della politica, o delle parti. E' una manifestazione dei cittadini che sono esasperati perché sembra che la Calabria sia diventata la pattumiera d'Europa e che vorrebbero un impegno più incisivo da parte del governo. Non è possibile che il governo abbia speso tanti soldi per i rifiuti di Napoli e nessuno per la Calabria. Berlusconi si è vantato di essere stato a Napoli decine di volte, ma qui ha mandato solo un sottosegretario”.

“Anche recentemente si è recato a L'Aquila, ma qui non ha ritenuto di far pervenire neanche una nota”.

“Neanche una parola. E' giusto che i cittadini con la loro partecipazione silenziosa e composta facciano sentire la loro voce per dire al governo che i rifiuti in mare, ed ancor di più quelli interrati sul territorio, forse non sono antiestetici e maleodoranti come quelli di Napoli, ma uccidono ed avrebbero bisogno di un impegno serio da parte del governo”.

Interviene Franco Laratta parlamentare del Pd.

“Spero che questa manifestazione abbia un rilievo nazionale, che gli organi di informazione nazionale ed internazionale tornino ad occuparsi del problema. Il rischio è proprio quello che tutto venga derubricato a problema locale, e venga dimenticato dall'agenda politica nazionale. Noi abbiamo sollecitato il governo con sette interpellanze, una di queste firmata da 70 deputati di tutti gli schieramenti. Abbiamo sollecitato il presidente del consiglio ad occuparsene, visto che ama fare passerelle e organizzare spettacoli e show dappertutto, ma di questo non si è voluto interessare. Ho chiesto di sapere se qualcuno avesse visto il Ministro dell'Ambiente, ma continua ad essere assente dalla partecipazione e dal dibattito. Se ne è interessata solo per qualche secondo per rispondere ad una interpellanza in aula. Qui hanno mandato un sottosegretario che non sapeva niente del problema. Noi ci aspettavano la dichiarazione dello stato di emergenza, risorse sufficiente per dare risposte ai cittadini, un screening sulle condizioni di salute dei cittadini, un intervento sulle attività produttive, l'agricoltura, il turismo: un pacchetto di intervento per affrontare l'emergenza”.

“Non ritiene che nelle primarie del Pd il problema di rifiuti tossici dovesse ricevere una maggiore attenzione?”

“Quando i sindaci del Tirreno sono venuti a Roma, nessuno li voleva ricevere. Si è alzato in aula il capogruppo del Pd per chiedere un intervento immediato del governo. Il segretario Franceschini in un incontro all'Unical ha firmato l'adesione a questa manifestazione. Noi intendiamo farne un caso politico-istituzionale. Se le opposizioni riescono a svegliare questo governo che dove non vede interessi e soprattutto interessi elettorali non si preoccupa. Noi faremo quanto possibile affinché questo problema entri nell'agenda politica nazionale. Il governo dei drammi della Calabria non se ne vuole occupare”.

Con Giuseppe Aieta sindaco di Cetraro, affrontiamo il problema della pesca, che ha subito un decollo in tutta la regione. “Le navi napoletane vengono qui a pescare il pesce lo mandano sulle tavole degli italiani, i cetraresi, i pescatori cetraresi non vanno a pescare perché comprensibilmente i calabresi non vogliono correre rischi e il pesce non lo mangiano”, dice il sindaco.

“Perché non è stato fatto un divieto di pesca? C'è un pericolo reale o no?”

“Il pericolo oggi è potenziale perché nessuno sa cosa ci sta in quella nave, il problema sono i tempi. Se tutto questo fosse successo al largo di Portofino, credo in 48 avremmo saputo cosa conteneva quella nave. Non so perché non è stato preso alcun provvedimento per la pesca, che è di competenza della capitaneria di porto. Mi auguro che questo significhi che hanno valutato che non vi è alcun pericolo.”

Una giovane mamma è qui per gridare la sua rabbia per il figlio affetto da tumore, chissà quale sarà la causa tra i mille veleni che inquinano il nostro ambiente, dagli scarichi delle automobili ai diserbanti. Chissà quale sarà la causa. Mancano studi sufficientemente documentati, nessuno ha delle certezze.

Ma il sospetto della presenza di radioattività incute terrore.


C O P Y R I G H T

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Ultimo aggiornamento del 11/28/2008 17:23:22