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Rende, 11 settembre 2009
Società in crisi, voti in vendita in cambio della conservazione del posto di lavoro. Ma dietro le quinte si apre una partita per il controllo del business dei rifiuti.
“Vendesi 400 voti”. Vendesi, proprio così, c'è scritto in un cartello affisso all'inferriata di Via Popilia che circonda il Palazzo della Provincia. Sui tetti stazionano da diversi giorni un gruppo di operai della ValleCrati spa, mentre una loro delegazione si è recata a Roma a manifestare davanti al Ministero dell'Ambiente per sollecitare un intervento che possa scongiurare l'ipotesi di scioglimento della società e la perdita del posto di lavoro dei dipendenti.
Al di là dello svarione grammaticale, che ormai solo pochi puristi aborrono essendo diventato di uso generalizzato, il messaggio vuole certamente essere una provocazione, ma esprime con molta chiarezza una filosofia ampiamente diffusa della politica concepita come un momento di mediazione clientelare, di risoluzione di problemi particolari, di assicurare la continuazione di uno stato di fatto a prescindere dalle ricadute produttive, dalle conseguenze sociali, dal moltiplicatore di sottosviluppo che questo modo di procedere innesca. A furia di difendere l'indifendibile, la regione si è trasformata nel paradiso del lavoro improduttivo, delle occasioni mancate, del precariato istituzionalizzato, del clientelismo come unico e solo mezzo per ottenere una “sistemazione” alle spalle della collettività, costretta a pagare con l'inefficienza e la mancanza di una qualsiasi struttura industriale.
Quel cartello non è una burla: vendonsi realmente qualche migliaio di voti (poiché dietro ogni operai c'è una famiglia …) a chiunque sia in grado di garantire il posto di lavoro ai dipendenti della società che sembra arrivata al capolinea. Il momento è peraltro molto propizio, poiché le regionali sono ormai “ad portas” e non sarà difficile trovare qualcuno disposto a vendersi l'anima per la sospirata elezione a Palazzo Campanella.
Una realtà come quella di Valle Crati costituisce una ghiotta occasione per una ottima politica clientelare. Beninteso, se ci fosse qualcuno con in tasca una soluzione logica in grado di dare un futuro alla società, guadagnerebbe sul campo il merito di un consenso. Tenuto conto, però, che l'unico modo di salvare il lavoro è quello di dare un futuro di produttività ed efficienza all'azienda mettendola nelle condizioni di poter operare professionalmente con efficienza ed economicità.
Ma in tutti questi mesi di crisi, solo poche voci si sono levate per chiedere un piano industriale per il rilancio della società. Tutti gli sforzi sono concentrati sull'immediato, per l'eliminazione dei cumuli di spazzatura non raccolta che costituiscono una visione indecente in tutta l'area urbana. Viene il dubbio che vi sia un qualche interesse a giocare con il caos, a dimostrare l'impossibilità di una gestione pubblica del ciclo dei rifiuti.
Come è ampiamente noto, tra qualche giorno, e precisamente il 17 il tribunale di Cosenza è chiamato a pronunciarsi sull'istanza di fallimento avanzata dalla Procura della Repubblica. Giova ricordare brevemente i prodromi della vicenda. Il vecchio Consiglio di Amministrazione chiese ad uno studio di un commercialista napolitano di effettuare una verifica dei conti, e questi arriva alla conclusione che vi è un deficit patrimoniale di circa tre milioni e mezzo di euro, aprendo di fatto un fronte di crisi che si aggiunge alle incomprensioni del presidente Gianni Maraniello con i politici di riferimento. Il consiglio vuole considerarsi tecnico e pretende mani libere, cercando di smarcarsi dai patron politici. Il consiglio viene dimissionato e si procede alla nomina di un nuovo organismo di governo della società tuttora in carica. I problemi, però, non si risolvono semplicemente con cambiamenti nominalistici. Con una nuova perizia tecnica, il deficit patrimoniale viene ridotto a circa 1,8 milioni che diventano perdita di bilancio, con la conseguenza che occorre ricapitalizzare per coprire la perdita e ricostituire il patrimonio sociale.
Il Consiglio di Amministrazione ha presentato la sua memoria difensiva la cui tesi di fondo è che la società soffre di una crisi di liquidità, ma non è nelle condizioni di insolvenza: vi è un monte crediti vantato nei confronti dei comuni consorziati e del commissario ai rifiuti che consentirebbe di affrontare in toto la situazione debitoria.
Ecco il primo paradosso di una società che vanta, e tutti ne sono convinti, una sana condizione industriale e versa in una crisi ormai irreversibile. Non ha, infatti, problemi di produzione né di mercato, non ha problemi di tariffe né di fondi di magazzino, ma soffre poiché essa deve erogare i servizi; i cittadini pagano la Tarsu ai comuni, i quali utilizzano gli incassi per le loro necessità di gestione.
Questo meccanismo diabolico provoca altresì un problema produttivo e si riverbera negativamente sul bilancio della società. Intanto, essendo i crediti nei confronti degli enti pubblici vengono considerati sicuri e non si provvede alla costituzione di nessun fondo di svalutazione.
La progressiva difficoltà gestionale provoca la difficoltà ad assicurare lo svolgimento dei servizi e l'insorgere di un contenzioso con i comuni, che cominciano a contestare le fatture emesse della società, per cui tutto diventa incerto ed imprevedibile non solo del quando, ma del quanto e del sé quelle somme iscritte a bilancio potranno mai essere incassate.
Nel frattempo nella gestione si generano debiti verso il personale ed i fornitori che producono interessi, e spesso finiscono in decreti ingiuntivi che fanno lievitare le somme per le spese di recupero, le rivalutazioni e così via. La costante crisi di liquidità impedisce il pagamento degli oneri tributari, delle ritenute previdenziali e delle assicurazioni obbligatorie, che si traducono in reati penali per gli amministratori che prima o poi saranno chiamati a risponderne.
Inoltre, la società si trova nell'impossibilità di effettuare agli investimenti necessari per rinnovare il parco macchine e procedere all'aggiornamento tecnologico dell'intero ciclo dei rifiuti. L'obsolescenza tecnica e l'usura provocano frequenti interruzioni dei servizi e la necessità d'interventi continui di manutenzione che sono altrettanti costi per la società.
Il problema finanziario finisce per trasformarsi in un problema produttivo, che oggi è diventato talmente acuto da far dichiarare a Franco Casciaro, che la società non è nelle condizioni di poter riprendere la normale attività e consentire agli operai di lavorare. Gradualmente il problema finanziario si è trasformato in uno stato di vera e propria insolvenza.
La situazione è ormai sotto gli occhi di tutti per cui occorrerebbe immediatamente dichiarare lo stato di crisi e chiedere una moratoria nell'attesa di poter presentare un credibile piano di rilancio che possa restituire la normalità di gestione.
Nell'ultima assemblea del Consorzio si è solo deciso di ridurre la Valle Crati spa ad un involucro vuoto. Nella delibera approvata, infatti, non si fa altro che esternalizzare completamente i servizi chiamando a svolgerle le società private. Inoltre, l'assemblea consortile chiede:
1.Una forte ed immediata accelerazione del processo di costituzione dell'ATO della provincia di Cosenza;
2.Al Commissario straordinario di soprassedere ad ogni forma di commissario ad acta che diminuirebbe ancor di più la capacità finanziaria dei comuni;
3.Una moratoria ad Equitalia nella riscossione dei ruoli esattoriali;
4.Di attivare, con il coordinamento del Consorzio Valle Crati, le procedure per la predisposizione e la pubblicazione dei bandi di gara, per singoli comuni o associati, per la gestione diretta dei servizi con vincolo dell'assorbimento della forza di lavoro;
5.Di valutare concretamente la possibilità che il Consorzio assuma direttamente la gestione dei servizi di depurazione;
6.Fino al 31 dicembre la gestione dei servizi continuerà con il regime delle ordinanze contingibili ed urgenti adottati da tutti i comuni della filiera consortile per il tempo necessario per l'espletamento delle gare e con la possibilità che, esse possano essere revocate nel caso in cui la Valle Crati spa sia nelle condizioni di poter assumere i servizi;
7.Di impegnare i comuni all'immediato e prioritario sforzo di reperimento delle risorse finanziarie necessarie al ripristino della correntezza dei pagamenti e utile e necessario alla gestione di questa fase di transitorietà;
8.Di richiedere agli operai la revoca dello stato di agitazione, assicurando che nel prevedibile termine di 15 giorni si potrà procedere all'assunzione di atti concreti per tamponare l'attuale loro situazione di disagio sociale ed economico.
Di fatto questo equivale ad un “de profundis” per la società che viene ad essere completamente esautorata da tutte le sue competenze e ridotta ad una “bad company”, una sorta di pattumiera delle problematiche: restano a carico, infatti, il peso della struttura amministrativa, la gestione dei debiti e crediti pregressi, gli oneri previdenziali ed assicurativi del personale.
I comuni avevano deciso di tassarsi per pagare almeno due stipendi agli operai della Vallecrati, ma questo sforzo esauriva le loro risorse finanziarie, e nessuno si è sentito di ricordare che forse la priorità del momento è la ricapitalizzazione della società per scongiurare il fallimento. Ma sembra che il cerino acceso non lo voglia proprio nessuno e tutti cercano di passarlo nelle mai di altri, prima di bruciarsi.
In un momento di stizza e di orgoglio, il consiglio di amministrazione si rifiuta di trasformarsi in un pattumiera e non autorizza il comando degli operai. Ma si tratta di una soluzione meditata? Tutto quello che si sta verificando è il frutto del caso e del caos o risponde ad un lucido disegno di ricomposizione del puzzle dei rifiuti in vista della costituzione dell'Ato che consente la ridefinizione degli equilibri?
Il modello della “bad company” ha molteplici ed illustri precedenti nella ristrutturazione del sistema bancario e recentemente ha trovato applicazione per la soluzione del rebus Alitalia …
Qualche giorno fa, il 9 settembre, il Consiglio dei ministri ha accelerato il percorso di liberalizzazione tanto della gestione delle acque che dei rifiuti. Il decreto modifica la normativa in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica, così da incrementare la spinta liberalizzatrice, che incentiva l'iniziativa dei soggetti privati e scoraggia le società “in house”, vale a dire di diretta emanazione dei comuni.
Alla luce di ciò, l'affidamento ai privati acquista un significato diverso, poiché esse si trovano in “pole position” nella costruzione del nuovo ordine dei rifiuti.
Il sistema Vallecrati nasce con un vizio di origine, per la preoccupazione del vecchio patriarca cosentino di volere trovare uno sbocco ai giovani delle sue cooperative, nate con la scusa di alleviare una situazione di difficoltà sociale ma da subito utilizzate come una formidabile macchina di consenso elettorale. Il loro inglobamento nel sistema è avvenuto senza alcuna rigida selezione e senza alcuna valutazione produttiva, per cui la società è stata appesantita dall'onere di un personale esuberante nel numero ed inefficiente nelle prestazioni.
L'unica possibilità di sciogliere questo nodo è quello di smantellare l'intero edificio, ponendo il personale non funzionale ad un progetto di rilancio in un contenitore appesantito da costi di gestione impropri ed incomprimibili.
Alla tradizionale triade cosentina costituita da Giosé Marchese, Astra srl e Calabria Maceri srl, da poco si è associata la società lametina Ecologia Oggi srl, incaricata dal comune di Cosenza a contribuire a pulire la città dal cumulo dei rifiuti che si è andata accumulando in questi mesi di prolungato disservizio.
Uno sguardo agli automezzi di questa ultima, nuovi e tecnologicamente più avanzati, lascia subito intendere che il “new comer” è tutt'altro che un soggetto di secondaria importanza, ma è pronto a giocare un ruolo di primo piano nella partita. Il fatturato annuo di venti milioni di euro testimonia dello standing della società, che d'altronde non ha una visione localistica della sua attività, poiché i suoi interessi spaziano per tutto il Mezzogiorno e recentemente ha ottenuto appalti nel Mediterraneo.
La stessa reazione degli operai testimonia che essi sono consapevoli del pericolo di smantellamento della società e della possibilità di finire in un lungo tunnel senza uscita. Si sono, pertanto, arroccati nella posizione “o tutti o nessuno”. Se le società private debbono servirsi di tutti gli operai della Valle Crati, senza alcuna selezione oppure sarà lotta dura ad oltranza e hanno deciso di chiedere l'intervento del Ministro dell'Ambiente.
Il sistema dei rifiuti è però commissariato già da 11 anni, come ha ricordato a Berlusconi l'assessore regionale Greco e la situazione della Calabria è del tutto diversa da quella della Campania. Il termovalorizzatore di Gioia Tauro esiste e funziona da tempo, e la costruzione di uno nuovo è di competenza del commissario che deve individuare il sito e le procedere alla sua costruzione. Ammesso che se ne ravvisi l'effettiva esigenza, poiché sembrerebbe che le capacità di Gioia Tauro sono sufficienti a soddisfare le esigenze dell'intera regione. Quello che manca è un efficiente sistema di trasporto e la costruzione delle discariche di supporto dove riciclare il materiale che non può essere incenerito.
Sull'argomento si registra un intervento molto caustico del neo parlamentare europeo Luigi De Magistris che ha dichiarato: "Il Governo, con in testa Berlusconi, vuole fare della Calabria la più grande pattumiera d'Italia: centrali a biomasse, impianti nucleari, discariche incontrollate e da ultimo un grande inceneritore simile a quello criminogeno di Acerra".
Ai quattro protagonisti in campo che sono costretti ad operare sotto scorta delle forze dell'ordine per paura di incidenti con gli operai della Vallecrati, si è aggiunto una dichiarazione di Francesco Rovito, amministratore delegato della Alto Tirreno Cosentino SpA, che si occupa della raccolta dei rifiuti sul Tirreno, il quale propone un piano di salvataggio, con l'affitto dell'azienda ed il mantenimento del posto di lavoro a tutti i 385 lavoratori. Il direttore commerciale è una figura già nota, si tratta, infatti, di Gianfranco Federico, direttore commerciale dell'Alto Tirreno Cosentino. Fino a qualche tempo fa era il responsabile dell'area tecnica di Cosenza nel sistema Valle Crati, un personaggio che conosce fatti e persone della città impegnati nel settore. L'unica condizione che pone è l'impegno da parte dei comuni di versare puntualmente quanto da loro dovuto per i servizi ricevuti. Potrebbe sembrare una boutade, ma nella sua semplicità, implica la realizzazione del progetto di totale liberalizzazione del sistema dei rifiuti e l'acquisizione di una posizione di privilegio nella partita che si dovrà giocare in sede di costituzione dell'ATO. Senza gli appesantimenti ed i vincoli che fin qui hanno impedito alla ValleCrati di decollare non vi è dubbio che quello dei rifiuti è una delle poche attività destinate ad avere un futuro, e non conosce crisi ma è possibile prevedere un tasso sostenuto di crescita.
Il controllo del sistema riveste una importanza fondamentale nel mercato dei consensi politici. Non vi sono solo “400 voti in vendita”, ma la partita è molto più vasta e gli esiti tutt'altro che scontati.
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Ultimo aggiornamento del 11/28/2008 17:23:22