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La Calabria avrà la sua protesi

di Oreste Parise (Mezzoeuro Anno VIII num. 41 del 10/10/2009)


Rende, 9 ottobre 2009


Se ne parla da anni, ora sembra in dirittura di arrivo e si tratta di una struttura che si preannuncia mastodontica, che dovrebbe servire il Sud, non soltanto il Mezzogiorno, il Sud del mondo … ma sorge nel nulla …

Cos'è un'area industriale in Calabria? Ce ne sono talmente tante che è difficile trovare un minimo comune denominatore, l'essenza che le accomuna tutte. C'è un elemento sicuramente presente in ognuna di queste. Il caos, il degrado, le strade connesse, la mancanza del minimo di decenza urbana, dalle strade sconnesse, all'illuminazione, la mancanza di indicazioni, per non parlare dei servizi come banca, ufficio postale o addirittura un infopoint pubblico per il disbrigo delle pratiche burocratiche. Si è tanto parlato di sportello unico e della semplificazione burocratica, ma proprio laddove dovrebbe essere più utile non se ne trova traccia.

La descrizione più verosimile che più si attaglia a queste aree è quella di cimiteri di feti industriali, prodotti dall'aborto di quasi tutte le iniziative nate con le sovvenzioni pubbliche. Quello che rimane è straordinariamente irreale, spazi lunari di migliaia di metri quadrati dove si aggirano poche ombre confinate in un angolino in produzioni lillipuziane che non riescono a coprire i costi del mantenimento della struttura, dall'energia elettrica alla pulizia fino alle necessarie manutenzioni. Complessivamente incidono in maniera abnorme sui costi, da rendere sempre non competitive i prodotti.

Eppure ad esse sono state destinate grandi risorse e una governance che avrebbe dovuto garantire una gestione oculata ed efficiente attraverso le ASI, gli inutili carrozzoni che continuano a gestire il nulla, ma assicurano qualche prebenda e un po' di onore ai politici rottamati, ai quali conservare l'onore di scorie di lusso.

L'area industriale di Lametia è un paradigma di tutti i fallimenti della politica industriale calabrese, un'area immensa di buon terreno agricolo. Si immagina che avrebbe potuto essere destinata ad una agricoltura di gran pregio e qualità, dove sperimentare le nuove metodologie. L'agricoltura intensiva, quella che oggi viene denominata di precisione, riesce a trovare i suoi spazi persino nel Veneto e in Romagna, afflitte da una industrializzazione invadente che ha esaurito tutti gli spazi. Presidente dell'ASI lametino è oggi Fabrizio Muraca che ha preso il posto di Giuseppe Petronio, una delle figure storiche del comprensorio.

Qui si riesce a realizzare il miracolo di sprecare contemporaneamente l'opportunità di sviluppo industriale e l'utilizzo produttivo dei terreni di pregio. Un fulgido esempio di sottosviluppo programmato.

L'evidente fallimento del modello, ha provocato una rincorsa a nuove idee per colmare il grande vuoto che si è creato in questi immensi buchi neri che continuano pomposamente a fregiarsi del titolo di aree industriali.

Una delle più brillanti a Lametia è stato quello del Centro Agroalimentare, un progetto megagalattico nato per la disponibilità dei fondi da parte di illuminati politici lametini che hanno seguito il modello comune di sfruttare le opportunità offerte dalla prolifica “minna” pubblica per finanziare qualsiasi cosa. A prescindere, direbbe Totò, secondo la logica del “i soldi ci sono, vediamo cosa possiamo fare”.

Infatti, nel suo atto di nascita vi è allucinante bla bla bla che denunciava il totale vuoto programmatico. Il titolo del progetto lasciava intravedere un futuro nell'agroalimentare, a cui nessuno credeva. Ricerca, commercializzazione, confezionamento, trasformazione si sarebbe inventato qualcosa per giustificare la spesa. Nel frattempo via con gli espropri e con la costruzione di questo ciclopico edificio di migliaia di metri quadrati. Una volta finito, nessuno però sapeva che farsene. Infatti, sul piano produttivo non si ha alcuna traccia della sua presenza, nessun riscontro concreto. A prescindere, però è stato comunque una enorme occasione di spreco di risorse pubbliche, con tanto di organo di gestione e relative prebende per la funzione ieratica loro assegnata di occuparsi dell'eternità dello spreco, quali sacerdoti del nulla, depositari degli arcana della politica calabrese.

L'assurdo della vicenda è ben messo in luce dalla recente offerta di Lepoldo Chieffallo, presidente della Fondazione Terina, di destinare la grande sala del Centro agroalimentare a teatro per la prossima stagione teatrale, per l'indisponibilità dello storico Teatro Grandinetti. Una sala con mille posti al coperto, riscaldato, con amplissimi parcheggi e servito da un da due bar interni. Si tratta di fare solo piccoli adeguamenti al palcoscenico e risparmiare così i 70 mila euro all'anno del Grandinetti.

Sarebbe un caso davvero singolare di un teatro all'estrema e degradata periferia di una città, dove già un circo sarebbe fuori luogo, ma che sembra abbia trovato anche il gradimento del sindaco Gianni Speranza. A giusta ragione, poiché sarebbe un bel risparmio per il comune e d'altronde la nascita di quella struttura in quel luogo non gli può certo essere addebitata.

Una soluzione forse poco gradita alle signore che si vedrebbero costrette a sfoggiare visoni e brillanti tra le ruvide foglie della bardana e ritrovarsi i vestiti aggrediti dai pappi delle incorreggibili palline che si attaccano su ogni tessuto. D'altronde all'inaugurazione del Centro è stato organizzato un concerto di Katia Ricciarelli, al quale hanno partecipato più di 1.400 persone, gratis ovviamente. Un evento memorabile per celebrare adeguatamente le opere inutili.

Resterebbe da chiarire come mai una fondazione come la Terina, il cui compito è quello della ricerca si ritrovi nelle proprie mani un teatro. Ma sarebbe più semplice decifrare l'opera di Ermete Trismegisto. Per coloro i quali qualche assonanza gli richiama alla memoria l'ARSSA, diciamo subito che si tratta della stessa persona giuridica chiamata ad assorbire il centro di ricerca dell'Agenzia. La Terina è una galassia del nuovo potere agaziano che si sta strutturando i modo da costituire una efficiente rete clientelare in grado di sostituire la perduta efficienza delle creature saladiane.

Nata da qualche mese occupa oggi un piano del palazzone dell'area ex Sir, laddove c'era la sede del Centro di ricerca, formazione e sviluppo agroalimentare della Calabria. In comodato gratuito, tanto ovviamente non faceva niente l'uno, continua a non far niente l'altro.

En passant, poiché l'immobile è di proprietà del Consorzio per lo sviluppo industriale di Catanzaro, cioè l'Asi, ex Nucleo per l'industrializzazione, si è aperto un contenzioso infinito, che però è finito nelle aule del tribunale per discutere se gli immobili sono stati destinati secondo la finalità prevista o meno. Una questione di analisi “in-fin-ti-senti-male” per la cavillosità degli argomenti. Si è arrivati ad una sentenza di sfratto. E la storia continua, con molte somiglianze con “Sentieri”, la soap opera finita dopo solo 15.000 puntate. Qui siamo alle prime battute, ma ci si sta attrezzando per emulare il modello.

Di fronte a quest'allucinazione industriale, vi era un'idea che poteva rappresentare qualcosa di positivo, una svolta per l'intera area. L'INAIL decide ad un certo punto di costruire proprio in questa landa desolata il Centro Protesi per tutto il Mezzogiorno ed oltre.

Chi ha avuto il merito di aver convinto i vertici dell'istituto? Nessuno ha brevettato l'idea, ma forse la genesi di questo progetto è stato raccontato tante volte e non è il caso di ritornarci. Sicuramente rappresenta un reale momento di crescita. Viene subito in mente il Texas colpito qualche anno fa da una crisi, dalla quale si è risollevata trasformando Houston nel centro medico più importante del pianeta. Il Texas Medical Center è il più importante centro di ricerca e cura, dove vengono effettuati un numero di trapianti cardiaci maggiore che nel resto del mondo. Oggi ha resistito meglio del resto d'America allo sfascio della finanza pubblica.

L'esempio di Houston insegna che la sanità può essere un formidabile volano di sviluppo, purché di livello eccelso, in grado di attrarre pazienti da tutto il mondo.

Ancora un' utopia calabrese? Nel porto di Gioia Tauro non ci ha mai creduto nessuno in Calabria. La sua fortuna è stata costruita a Genova, e oggi la mancanza di una politica a sostegno rischia di annullare quel primato mediterraneo che si era conquistato tra lo stupore generale.

Il Centro Protesi è un altro pianeta sconosciuto, una creatura che continua a non suscitare eccessivi entusiasmi tra i nostri politici.

Dal sito dell'INAIL, leggiamo che “il "Centro per la sperimentazione ed applicazione di protesi e presidi ortopedici", com'è più precisamente definito dal D.P.R. 782/84 è “azienda certificata ISO 9001-2000, una struttura articolata e complessa nella quale vengono applicate le più aggiornate conoscenze nel campo dell'ortopedia tecnica e dove, realtà unica in Italia, viene ricostruito il quadro funzionale e psico-sociale dell'infortunato, per la completa reintegrazione nel mondo del lavoro, nella famiglia e più ampiamente nella società”.

Essa opera essenzialmente su tre versanti:

* Ricerca di nuove tecnologie finalizzate alla produzione

* Produzione e fornitura di protesi e presidi ortopedici

* Riabilitazione ed addestramento all'uso della protesi

Al Centro protesi accedono persone disabili anche particolarmente gravi, affetti da patologie congenite e/o traumatiche, pluriamputati, mielolesi e amputati per vascolopatie. Nell'attività del Centro inoltre rientrano anche i trattamenti protesici per bambini, fin dalla prima infanzia.

Attualmente opera in due stabilimenti a Vigorso di Budrio in provincia di Bologna ed a Roma.

L'Inail ha sottoscritto nel 1999 un accordo con la Libia, su sollecitazione del ministero degli Esteri italiano, per la realizzazione di un Centro di cura e riabilitazione per disabili e amputati, sulla base del modello seguito dall'istituto presso il Centro protesi di Vigorso di Budrio.

Potremmo aggiungere come quello in corso di realizzazione a Lamezia, che ha come sue mercato l'intero mezzogiorno d'Europa ed il Nord-Africa, tanto per intenderci.

Il progetto lametino nasce due anni prima, nel 1997, quando si decise di realizzare due filiali del Centro di Budrio, l'una Roma e l'altra nel Sud, nell'area industriale di Lamezia, considerata la centralità e la facilità di raggiungerla in auto, in treno o con l'aereo. E' stata considerata anche la vicinanza dell'università "Magna Graecia" di Catanzaro, dove possono formarsi ogni anno medici, infermieri e fisioterapisti.

Nessuno degli argomenti suddetti poteva giocare un ruolo decisivo. La stessa università catanzarese muoveva i primi passi. Per dare a Cesare quel che è di Cesare, il merito fa tutto ascritto a Pino Nisticò, poiché si trattava di una decisione tutta politica. Dovette vincere la forte concorrenza di Bari ed in quella occasione la sua caparbietà ed il suo prestigio valsero a vincere ogni resistenza.

Anche il Consorzio Asi lametino, nei pochi momenti di lucidità poiché all'epoca era presieduto da Giuseppe Panarello, si attivò per spingere verso quella soluzione fino alla firma del contratto per la cessione di una superficie di 16.600 metri quadrati ceduta in comodato d'uso per 99 anni nell'area ex-Sir.

Bisogna sottolineare che il Centro protesi romano nel frattempo è stato completato, mentre per quello lametino siamo ancora al palo. Quando si dice, ritardo di sviluppo …

Il finanziamento iniziale, tutto a carico dello Stato era pari a 12 miliardi e mezzo di lire ed il lavoro fu appaltato dalla ditta Ermanno Guzzi. Per anni i lavori si sono fermati per un contenzioso di circa 80.000 euro, una cifra ridicola rispetto all'ammontare dell'opera ed all' importanza della posta in palio. Si è arrivati alla rescissione del contratto, dopo che erano già stati realizzati lavori per circa 4 miliardi ed l'opera è stata appaltata alla Caec di Comiso per un importo di 3,8 milioni di euro.

L'intero complesso, per una superficie coperta di 10.000 metri quadrati, è costituito da tre edifici, l'officina ortopedica ed il centro di ricerca dove vengono studiati e realizzati tutti i supporti medici. Una la fabbrica di protesi d'ogni tipo, anche su misura, avvalendosi della pluridecennale esperienza di Budrio.

Il secondo edificio è un vero e proprio ospedale per il ricovero e le cure dei traumatizzati con 60 posti letto, una palestra riabilitativa e ambulatori per la terapia dei traumatizzati. Il terzo è destinato agli uffici amministrativi.

“La struttura rappresenterà un punto di eccellenza della sanità locale e un riferimento non solo per il Mezzogiorno, ma per tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo”, ha dichiarato Agazio Loiero.

L'occasione è molto ghiotta, poiché rappresenta una delle poche occasioni di offrire occupazione nella regione. Il completamento era previsto per il 6 gennaio scorso, ma la consegna dei lavori è slittata ancora. A leggere quali sono stati i motivi dello slittamento dei tempi, c'è da restare perplessi. Il maltempo, la sospensione della fornitura del gas al Centro agroalimentare con il quale vengono alimentati gli impianti termomeccanici.

Il presidente della fondazione Mediterranea Terina che ha ereditato l'Agroalimentare indica la fine del prossimo aprile come la data dell'ultimazione dei lavori.

Stiamo parlando di una struttura che si candida a diventare un centro di riferimento del Mediterraneo, la cui realizzazione viene fatta slittare per motivi futili, derivanti da una scarsa attenzione. Il Centro agroalimentare è di proprietà regionale e la sua disfunzione non può che addebitarsi ai responsabili che dovrebbero avere tutto l'interesse ad accelerare il completamento, che consentirà di assumere 70 operai, 12 fisioterapisti, 10 infermieri professionali, 40 amministrativi, 4 medici con funzioni direzionali e 2 per le attività specialistiche per un totale di 170 persone.

Quando potrà entrare in funzione questa importante struttura? E' difficile dirlo. Il completamento dei lavori deve essere seguito dall'acquisto delle attrezzature necessarie, per la quale non è ancora stata bandita la gara d'appalto. Successivamente si dovrà procedere all'assunzione del personale, guardando gli esuberi nelle aziende sanitarie ed alle sollecitazioni clientelari. Questo è il passaggio più delicato, poiché tutti i grandi propositi di eccellenza in Calabria si sono infranti contro gli scogli del nepotismo e della scelta clientelare che ha selezionato sempre i più servizievoli e fedeli a scapito del merito e della professionalità.

Si continua a sbandierare la capacità di attrarre nel centro pazienti da tutto il Mediterraneo, magari anche i traumatizzati delle infinite guerre che si combattono nel Medio Oriente ed in Africa. Buoni propositi, che devono essere sostenuti da una politica di eccelsa qualità. Houston è diventata la capitale mondiale dei trapianti cardiaci perché vi operano i migliori chirurghi del mondo e vi è il personale specializzato più altamente qualificato del mondo.

La politica deve rendersi immediatamente conto che il nuovo centro sorgerà nel deserto, mancano strade, illuminazione, servizi di ristorazione e di accoglienza, trasporti pubblici.

L'Asi lametino aveva già concesso la foresteria all'Inail da destinare al soggiorno del proprio personale, e lo stesso ente ha provveduto ad acquistare già dieci anni fa l'albergo Caposuvero per l'accoglienza degli ospiti. Senza un'opera di riqualificazione urbana dell'intera area si creerà l'effetto di una struttura avveniristica che sorge in una condizione da terzo mondo.

Bisognerà pur chiedersi se si ritiene possibile la coesistenza tra i capannoni industriali e le strutture sanitarie che richiedono un'area urbanizzata, dove è possibile organizzare un soggiorno piacevole tra negozi, aree pedonali, bar e ristoranti, ed anche locali di intrattenimento.

I traumatizzati saranno forse costretti ad una scarsa mobilità, ma vi è tutto un mondo che vi ruota attorno che ha bisogno di trovare una condizione civile.

Secondo autorevoli storici sarebbero le Terme di Caronte sarebbero da identificarsi con le "Acquae Angae" degli Itinerari Romani e sono conosciute fin dal II° secolo d.C.. Perché nessuno ha mai pensato di trascorrervi due settimane in pieno relax, ma sono utilizzate solo per cure mordi e fuggi?


C O P Y R I G H T

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Ultimo aggiornamento del 11/28/2008 17:23:22