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Rende, 17 ottobre 2009
Idv: tra l'Italia e i valori: Ignazio Messina è oggi formalmente il dominus del Partito di Calabria. Dal braccio di ferro interno ne lui come commissario: "L'importante è che non sia Loiero il candidato, poi il resto è tutto da vedere". "Sulla vicenda dei veleni l'assessore Greco non se la può cavare mangiando due calamari fritti".
Ignazio Messina, deputato al Parlamento e responsabile degli enti locali dell'Idv, è stato nominato commissario del partito in Calabria da qualche mese a seguito del contrasto esploso sulla ricadidatura di Agazio Loiero alla presidenza della Regione. Siciliano, uno dei fondatori della Rete di Leoluca Orlando ha vissuto il momento dell'orgoglio siciliano accanto a Leoluca Orlando, seguendo poi la fortuna politica di Di Pietro. Giovanissimo diventa sindaco di Sciacca nel 1993, solo contro tutti i potenti locali.
L'Idv calabrese ha attraversato un momento di acuta tensione subito dopo il grande successo elettorale nelle elezioni europee. Aurelio Misiti, segretario regionale uscente, si era espresso subito a favore di una ricandidatura del potente governatore, trovando un'agguerrita resistenza in gruppo minoritario che però rappresenta la forza emergente nel partito.
La sua è una figura di primo piano nel partito e la presenza in Calabria, pur se si preannuncia temporanea, assume un ruolo strategico in un momento particolarmente delicato come quello della preparazione della prossima competizione regionale.
Solo dopo il timone passerà nelle mani bruzie. Ma dopo gli scenari potrebbero essere molto diversi, tanto a livello locale che nazionale.
D - Come mai l'Idv in Calabria non riesce ad essere autonomo e deve essere commissariato?
D - Idv è cresciuto in maniera esponenziale a livello nazionale. Oggi non è più un movimento, ma è diventato un grande partito organizzato con una sua linea politica nazionale che deve essere trasmessa ed applicata a livello locale. Non si può consentire che ciascuno ne interpreti a modo suo l'anima. Bisogna che vi sia una condivisione delle scelte, partecipare alla formazione della linea politica del territorio. Poi deve diventare una volontà comune. Il commissariamento del partito in Calabria ha un senso prettamente politico, di coerenza. Si è reso necessario perché è venuto meno questo momento unitario tanto del partito nella regione e che rispetto alle decisioni degli organi centrali.
D- Dall'esterno, le alchimie interne non vengono percepite con evidenza. R - Ai più appare come lo scontro tra due anime: l'una più ministeriale, che tende all'occupazione del potere, e l'altra di rottura di un equilibrio, di sapore giacobino.
Mi pare perfettamente normale che dopo una competizione elettorale così impegnativa si apra un dibattito nel partito. D'altronde se guardiamo il Pd impegnato nel suo congresso, vi sono tre candidati alla segreteria che si confrontano su tre programmi alquanto diversificati e si è acceso un dibattito molto serrato. Questo è il sale della democrazia.
Qui in Calabria l'attenzione si è polarizzata sulla questione regionale che è la questione più rilevante dell'agenda politica. Si sono creati due schieramenti nel partito tra chi sosteneva la ricandidatura del presidente Loeiro e chi riteneva che il governatore abbia mal governato perché quotidianamente riscontriamo difficoltà amministrative, disfunzioni nella sanità come nel caso della Fondazione Campanella. Non si può dire che chi aveva responsabilità di governo non si è accorto di nulla, poiché o questo è frutto d'incompetenza o di complicità. Questo pone un grande problema politico e su questo si è acceso il dibattito e non si può certo far finta di nulla. Quando prevale una linea politica che viene anche condivisa a livello nazionale, non ci può essere una posizione personale. Se il proprietario di una macchina decide un percorso, l'autista è tenuto a seguirlo, non può modificarlo a suo piacimento.

D - Più che una differenziano della linea politica, la divisione è una faglia profonda, una divisione strutturale tra i riciclati, gli eterni politici che agiscono in maniera trasversale e dall'altro c'è un ansia di rinnovamento che viene emblematicamente raffigurata in De Magistris, che incarna il momento di rottura con il passato.
R - Io leggo la realtà un po' diversa. Credo che ci sia una voglia di rinnovamento nel paese, che Idv vuole sposare in pieno. E' chiaro che poi gli si dà la faccia di qualcuno come De Magistris. Ma credo che Di Pietro in testa incarna questa volontà fin dall'inizio della sua esperienza politica. Non c'è una volontà sostitutiva, cerchiamo una condivisione del progetto, tant'è che non abbiamo messo nessuno alla porta, gli abbiamo solo chiesto di condividere una linea politica, poiché il partito ha preso una sua decisione. Senza alcun dubbio questo passa per il rinnovamento della classe dirigente esterna, ma anche interna e non tanto fisicamente quanto culturalmente. Se Idv sceglie di appoggiare Callipo che è un esponente della società civile per rompere gli schemi, si tratta di una scelta strategica fondamentale rispetto alla quale non si possono ammettere divergenze senza snaturare lo stesso partito.
D - La storia dei partiti nati nella seconda repubblica racconta di come essi sono nati tutti con una forte ansia di rinnovamento ma si sono ritrovati a riciclare il vecchio. La stessa Idv si è riempia di riciclati, mantenendo uno stretto contatto con una classe politica senza alcun ancoraggio culturale ed ideologico che ha assunto una posizione liquida, pronta a qualsiasi soluzione pur di mantenere il suo ruolo, di conservare il potere. La stessa Italia dei Valori vuole rappresentare il nuovo inglobando il vecchio.
R - Io credo che bisogna guardare alla storia personale per valutare la coerenza e la valenza politica di un individuo.
D - L'adesione ad un ideale può avvenire in maniera disinteressata per una crisi di coscienza, come l'Innominato che si converte dopo una notte di tormento, ed è un momento nobile, sublime. Quando questo avviene per occupare o mantenere posizioni di potere, credo che c'entrano i valori materiali che quelli spirituali o ideali. Questo è uno dei motivi che porta la gente ad allontanarsi dalla politica ed è un fenomeno presente massicciamente in Idv.
R - Il nostro è un partito in forte crescita e questo può provocare qualche caso di riciclaggio, ma noi stiamo cercando di realizzare una mutazione genetica con il coinvolgimento della società civile. Per le prossime regionali stiamo cercando di stimolare la società civile, il mondo degli imprenditori, dei dirigenti pubblici, dei professionisti, di scendere in campo per un profondo rinnovamento della rappresentanza. Un metodo che abbiamo già adottato per le europee e per le scorse politiche che hanno profondamente rinnovato la rappresentanza. Non vi era il solo De Magistris nelle nostre liste, ma anche molti altri anche se meno noti.
Nel Parlamento il sistema elettorale ci agevola perché consente di scegliere nomi di prestigio senza dover scendere a compromessi. Per le europee e le competizioni regionali e locali abbiamo qualche vincolo in più, ma abbiamo comunque preteso un certificato penale ed un pedigree politico immacolato e che non abbia avuto contiguità con il malaffare.
D - Abbiamo introdotto un tema importante. Vi è una profonda divaricazione tra la politica “alta” ed il livello locale, dove spesso si ricorre ai padroni delle tessere, ai pacchetti elettorali, riciclando personaggi presi dallo stesso dallo stesso pentolone, come avvenuto a Cosenza: Mario Caligiuri, Mimmo Frammartino, Antonio Ciacco sono il nuovo … Come viene percepito tutto questo dall'elettorato?
R - Noi dobbiamo valutare la coerenza del percorso politico. Siamo partiti dal 2% ed alle europee abbiamo sfiorato il 10 e pare che il trend sia ancora positivo per cui è legittimo attendersi un ulteriore incremento. E' normale che a noi si possa avvicinare anche chi ha fatto politica ed è stato deluso dalle formazioni in cui si è ritrovato a militare. Il problema e di capire per quale ragioni ha inteso cambiare partito e come si è comportato nei ruoli istituzionali che ha ricoperto. Questa è la valutazione che dobbiamo fare, altrimenti non ne veniamo a capo. In Italia dei Valori non c'è spazio per affaristi, per gente che ha come obiettivo il proprio tornaconto personale utilizzando il partito per ottenere dei ruoli istituzionali. Chi ha una storia politica coerente e si è ben comportato nelle istituzioni ed oggi vuole condividere il progetto di Idv, trova le porte aperte. Mario Caligiuri, che è passato a Italia dei Valori quando era consigliere Udeur, alle elezioni provinciali è stato il primo eletto ed ha una storia personale immacolata. Se altri hanno approfittato per sistemare figli e nipoti riceveranno un trattamento diverso, il partito prenderà immediatamente le distanze.
D - Come mai la Calabria viene ritenuta incapace di esprimere un personale politica di livello elevato. Nel caso di Idv, perché il commissario deve venire da fuori?
R - Perché il commissario assume il ruolo di arbitro per dirimere delle controversie all'interno del gruppo e qualsiasi scelta locale sarebbe stata immediatamente interpretata come un'adesione preconcetta all'una o all'altra posizione. Io non parteggio per nessuno, sono qui per imporre la linea del partito decisa a livello nazionale. D'altronde i sub-commissari provinciali da me nominati sono tutti calabresi. Il mio mandato è a termine, poiché abbiamo già stabilito il congresso nazionale il 6-7 febbraio, e dopo le elezioni regionali si svolgeranno i congressi provinciali e regionali al massimo entro luglio del 2010, dove sono chiamati a partecipare tutti gli aderenti che sceglieranno le persone che dovranno gestire il partito negli anni a venire. Noi non vogliamo tesserati, ma chiamiamo a partecipare tutti coloro che sono interessati alla vita del partito.
D - Veniamo al merito della questione più importante. La scelta di Pippo Callipo quale candidato alla presidenza della Regione, la considerate vincente? Non ritenete che possa solo indebolire lo schieramento di centrosinistra al quale pure aderite a livello nazionale?
R - La domanda va rivolta ai calabresi. Italia dei Valori si è convinta che la Calabria è malgovernata dal centrodestra, ma anche da questo centrosinistra. Noi abbiamo proposto un'alternativa a questo modo di governare, con Callipo che è un imprenditore che fa riferimento alla società civile. Se i calabresi si sveglieranno una mattina e decideranno che Scopelliti è un genio dell'amministrazione che di potrà condurre nei secoli futuri, lo voteranno in massa. Se riteniamo che Loiero ha governato benissimo, che la nave dei veleni è una nave dei profumi, che la sanità funziona benissimo, lo sviluppo economico è tangibile perché non ci sono più disoccupati ed il 30% dei giovani senza lavoro sono solo dei fumetti, allora sceglieranno Loiero. Noi abbiamo fatto una scelta diversa, con un candidato libero, un imprenditore onesto che ha lavorato per la sua azienda.
D - I programmi e le idee possono essere apprezzabili, ma se non si hanno poi i numeri per realizzarli, restano parole scritte sull'acqua. Si perde la progettualità e l'occasione per un reale cambiamento della regione.
R - L'alternativa che avevate di fronte era di fare una battaglia all'interno della coalizione per imporre un rinnovamento o andare da soli in autonomia. Doveva essere valutata quale delle due può produrre una ipotesi vincente, di offrire una reale alternativa alla Calabria, le cui condizioni sono semplicemente drammatiche. Perché avete scelto la linea di rottura della coalizione?
Questa è una lettura non corretta della situazione. Noi siamo ben inseriti all'interno della coalizione del centrosinistra e questo non è in discussione. Quale responsabile degli enti locali del partito posso garantire che nel 90% dei casi noi abbiamo condiviso la coalizione senza chiedere mai nulla. La stessa cosa è avvenuta per le regionali: si vota in 13 regioni e non abbiamo posto pregiudiziali per nostri candidati. Diciamo solo che in Calabria la riproposizione del candidato uscente non funziona perché non crediamo che possa offrire la reale opportunità di sviluppo del territorio e facciamo una proposta, che vorremmo fosse condivisa.
D - Forse i tempi non erano ancora maturi poiché il Pd era impegnato nel suo congresso, che costituisce un momento fondamentale per chiarire le posizioni di forza e discutere delle candidature, particolarmente nei casi più spinosi.
R - Ma perché il centrosinistra calabrese non deve prendere la candidatura di Callipo come una risorsa? E' normale che noi dobbiamo prendere Loiero a scatola chiusa e rifiutare una candidatura autorevole e prestigiosa?
D - Accettereste un candidato di compromesso, che non sia né l'uno né l'altro, per ricompattare la coalizione e dare una alternativa reale alla regione?
R - Ci devono prima spiegare perché Callipo non va bene, quali sono i requisiti che il candidato ideale dovrebbe avere. Poi si può discutere, ma allo stato non si intravede alcuna possibilità di dialogo. La figura di Callipo è prestigiosa, ha un cursus honorum eccellente come ex-Presidente della Confindustria, ha gestito bene la sua azienda, non ha scheletri nell'armadio né contiguità con la criminalità organizzata … Ha una ferma volontà di spendersi per lo sviluppo di questa regione. Sono convinto che la decisione di Callipo è una scelta di grande coraggio, una scelta di servizio nell'interesse della Calabria.
D - Resta il non piccolo problema dei numeri, senza dei quali tutti i discorsi diventano inutili.
R - La questione dei numeri si gioca tutto sul grado di indignazione dei calabresi rispetto al malgoverno della Calabria negli ultimi dieci anni. Al momento di recarsi alle urne il fattore psicologico ha un ruolo fondamentale. Non parliamo certo delle primarie che sono e restano uno strumento inutilizzabile soprattutto nel modo immaginato da Loiero in quella legge regionale per fortuna bocciata dal governo. Pensare ad un voto controllabile e condizionato non è certo un momento di alta democrazia. Si è pensato addirittura che l'elettore dovesse recarsi alle urne per chiedere la scheda del candidato da votare. Nella migliore delle ipotesi avrò un controllo politico e poi, parlo da siciliano, non credo che questo sia il metodo più idoneo per evitare condizionamenti, magari da parte della malavita organizzata.
Allora, se l'indignazione dei calabresi ha realmente raggiunto un livello di guardia noi gli offriamo un'alternativa serie e credibile per superare questa impasse. Con Callipo noi non intendiamo creare un'alternativa al centrosinistra calabrese, ma al malgoverno della Calabria.
Le elezioni regionali sono legate a dei fattori di alta imponderabilità, poiché non tutto è già stato definito.
D - Veniamo a qualche questione consentine. Idv sembra in mezzo al guado tanto alla Provincia, che al comune di Cosenza indecisa se entrare in giunta o stare a guardare.
R - Due situazioni molto diverse. Siamo stati i primi a ripresentare Oliverio alla Presidenza della Provincia, in una conferenza stampa congiunta. I cittadini hanno premiato questa scelta e quindi entreremo nell'amministrazione a pieno titolo. Abbiamo soltanto postergato l'ingresso perché avevamo il nostro congresso nazionale a Vasto. A breve daremo l'indicazione del nominativo e condividiamo appieno il progetto politico.
Per la giunta Perugini la questione è un po' diversa. Abbiamo ripetutamente chiesto un chiarimento su alcuni problemi di fondo, in primo luogo che sciogliesse il nodo della sua candidatura regionale, poiché è inutile imbarcarsi in una esperienza solo per qualche mese. Restano alcuni chiarimenti programmatici. Antonio Ciacco si è immediatamente dimesso da Presidente della Commissione Sanità, quando è venuto meno l'impegno dell'istituzione della cardiologia, a dimostrazione che noi non siamo attaccati alla poltrona. Noi non ci tiriamo indietro e se dobbiamo prenderci delle responsabilità siamo pronti, ma dobbiamo avere un periodo congruo per poter impostare un'azione programmatica.
D - C'è quindi una cauta posizione di attesa sulla giunta Perugini?
R - Chiediamo che vengano individuati alcuni punti fondamentali, sulla pulizia della città, sui servizi, da realizzare in questo ultimo scorcio di consiliatura, dei punti condivisi e qualificanti. Al momento non crediamo che siamo in una stagione di grande progettualità e dobbiamo uscire da questa situazione di stallo.
D - La Calabria viene spesso penalizzata ingiustamente. Nel caso delle navi dei veleni, noi siamo l'ultimo anello della catena, poiché tutto il problema nasce altrove dove vengono prodotti i rifiuti tossici, ma è proprio la Calabria a pagarne il prezzo maggiore. Se si guarda alla distribuzione delle navi veleni, ve ne sono al largo della Sicilia, della Campania, della Puglia ed anche della Grecia e dell'Albania. Non crede che ci vuole un forte impegno dei partiti, del governo nazionale e anche della Unione Europea per affrontare questa emergenza?
R - Come Italia dei Valori abbiamo avviato delle iniziative parlamentari per sollecitare la verità sulle navi dei veleni. La questione va ampliata per comprendere tutta la questione ambientale. Non possiamo dimenticare Crotone, che è una questione drammatica ed è una questione nazionale. Qui si sta giocando il buon nome della Calabria. Da uomo del Sud dico che la Calabria non è in ginocchio oggi, ma lo sarà domani poiché il settore turistico, il settore della pesca, l'agricoltura crolleranno per il tamtam negativo che si sta creando. Vi è una inerzia assoluta ed un balletto di rimpallo di responsabilità delle istituzioni.
Il 12 settembre è stata scoperta questa nave dei veleni. Siamo al 15 di ottobre, è passato più di un mese, la regione dice che non ha poteri in merito, lo Stato manda una nave vuota per qualche giorno a prendere qualche foto, ci si rivolge alla Unione Europea che si stringe nelle spalle …
D - E' possibile che in questo mese abbiamo sentito due dichiarazioni di inizio dei lavori del Ponte di Messina e nessun cenno all'impegno di rimuovere la carcassa del Cunski ed i suoi bidoni?
C'è una responsabilità penale di collusione con la mafia di chi non è fin qui intervenuto avendone i poteri. In primo luogo dello Stato. Ma c'è anche una responsabilità anche del governo regionale, perché non può trincerarsi dietro le competenze, né rifugiarsi dietro la scarsità dei fondi. A costo di qualunque sacrificio deve recuperare la nave e poi chiedere il rimborso al ministero dell'Ambiente. Non si può giocare sul futuro dei calabresi.
L'assessore Greco sarà un ottimo tecnico, ma non può certo pensare di risolvere il problema mangiando una grigliata di pesce a Cetraro.
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Ultimo aggiornamento del 11/28/2008 17:23:22