mezzoeuro43.jpg (7717 byte)

Ci mancavano le mattonelle al veleno

di Oreste Parise (Mezzoeuro Anno VIII num. 42 del 17/10/2009)


Rende, 17 ottobre 2009


Un capannone industriale in contrada Lecco, ricoperto di eternit e pieno di fanghi tossici proveniente dalla centrale elettrica di Brindisi. Dovevano servire a produrre mattonelle, ora producono solo tumori …

Le sentenze della sezione fallimentare del tribunale di Cosenza, sono una enciclopedia degli errori e degli orrori dei nostri aspiranti industriali, prenditori di fondi pubblici. A volte tra le pieghe si scoprono risvolti ancora più inquietanti. Un caso da manuale è quello della Russo Pavimenti, una continua riproposizione di una iniziativa che non è mai riuscita a trasformarsi in una impresa produttiva in grado di stare sul mercato. Per rifarne la storia bisogna ritrovare tutte le società create appositamente per creare confusione ed approfittare della scarsità dei controlli che consentono operazioni illegittime ed anche dai risvolti inquietanti: lavoro nero, mancanza delle più elementari norme di sicurezza, frode fiscale, e altre amenità del genere.

Cerchiamo di coglierne qualche perla seguendo la relazione semestrale della curatela fallimentare della Nuova Pavimenti R. srl, del giudice delegato dott.ssa A. Lariccia e del curatore Avv. M. Iapicca.

La Nuova Pavimenti R. (dove R. sta evidentemente per Russo) nasce dopo il fallimento della Russo Pavimenti spa, fallita precedentemente. La Nuova Pavimenti R. per poter avviare la sua attività prende in fitto l'azienda da parte della curatela della vecchia Russo Pavimenti spa. Insomma il giudice consente allo stesso imprenditore di poter continuare l'attività della propria azienda fallita sotto altra veste. Sarebbe necessario qualche chiarimento per spiegare come il fallimento di una spa non implica il fallimento dell'imprenditore, e comunque basta un prestanome per continuare tranquillamente come prima. Non c'è proprio di che meravigliarsi perché questo sistema non è assolutamente eccezionale, ma viene utilizzato quasi come una prassi in quasi tutti i fallimenti, per non perdere nessuna preziosa esperienza e passare allegramente di fallimento in fallimento. Infatti, la sezione non è mai stata inoperosa.

La cosa incredibile è che la vecchia società aveva illegalmente occupato del suolo demaniale sul greto del fiume che la curatela, da in fitto alla nuova società e oggi vi è una complicata vertenza per Carmine Morrone, amministratore della Nuova Pavimenti, “per reati di cui all'art. 633 e 639bis del Codice Penale (per avere invaso arbitrariamente al fine di occuparli o comunque trarne un profitto mq 27900 di suolo demaniale).

Secondo quanto si legge nella citata relazione: “lo stabilimento di proprietà della curatela Russo Pavimenti spa … oggi appare in precarie condizioni”.

“Per la copertura (solaio) dello stabilimento è stato utilizzato “eternit”, oramai deteriorato e, dunque, molto pericoloso per la salute umana.

In molte parti, il detto solaio risulta essere danneggiato, sicché alcuni macchinari presenti nello stabilimento sono sottoposti alle intemperie ed agli agenti atmosferici in generale”.

“L'opificio industriale concesso in locazione alla Nuova Pavimenti R. srl è, dunque, l'esempio di come non deve essere tenuto un luogo di lavoro”.

“Sul retro dello stabilimento sono presenti ingenti quantità di detriti industriali provenienti anche da centrali termoelettriche, detriti che venivano utilizzati, dopo la triturazione, in miscela con cemento e sabbia, per la realizzazione di pavimenti per esterni, pozzetti e prolunghe.

Come riferito da alcuni dipendenti della fallita e come appurato dal sottoscritto esaminando gli atti dei procedimenti penali n. 527/03 e n. 2112/04 RGNR, i detti (fanghi) provenienti dalla centrale elettrica di Brindisi Sud, sono stati sequestrati ad iniziativa del Corpo Forestale dello Stato, Nucleo Investigativo di Polizia Forestale ed Ambientale di Cosenza”.

“In particolare, nell'ultimo procedimento, il Sig. Carmine Morrone, all'epoca amministratore della Nuova Pavimenti, risultava indagato per … per avere effettuato attività di raccolta e smaltimento rifiuti speciali-fanghi provenienti da centrali termoelettriche”.

“Il ctu Ing. Funaro, durante le operazioni di sopralluogo per la redazione della perizia di stima sommaria (nell'interesse del fallimento Russo Pavimenti spa e dietro incarico del Gd), ha riferito che i menzionati rifiuti speciali, se tossici, avrebbero potuto inquinare il terreno sottostante ed anche le falde acquifere, che sfociano direttamente nel vicino fiume”.

In termini chiari, la società in questione per arrotondare i magri guadagni aveva preso contatto con la centrale brindisina per smaltire un po' dei fastidiosi fanghi per i quali non si riusciva a trovare alcuna soluzione.

La difficoltà aguzza l'ingegno per cui si è subito trovato una quadratura del cerchio con le imprese produttrici di mattoni, mattonelle e materiale vario per pavimenti esterni che utilizzavano i fanghi per la loro produzione di mattonelle per l'esterno. Se poi ci capita qualche bel mattone interno poco male. E' una soluzione conveniente per tutti. L'Enel si libera di un peso con un costo molto limitato, le aziende ricevono un obolo che fa comodo quando si è in difficoltà. E vissero tutti felici e contenti, la fine della favola. Ma non tutti vissero così felici per i possibili effetti che questi fanghi possono produrre nel terreno e attraverso le falde acquifere nell'agricoltura, nei fiumi e nelle acque. Nessuno ha mai fatto qualche studio per verificare la tossicità dei prodotti, ma certamente l'ammasso di fanghi sul terreno senza alcuna precauzione, crea una percolazione di liquidi non solo nauseabondi, ma di accertata tossiticità.

Per questa piccolo inconveniente nel Nord ricco e produttivo non si trova nessuno disposto ad accollarsi questo sporco materiale. Occorre rivolgersi a qualche impresa da terzo mondo e la Calabria cade proprio a fagiolo, poiché la Somalia è troppo lontana. Li, come si ricorderà, ci finivano i rifiuti radioattivi affondati insieme alle navi. Forse è proprio così come sembra avesse scoperto Ilaria Alpi ed il suo compagno e per questo è stata ammazzata.

Ma proseguiamo con ordine. I fanghi della centrale venivano ammassati in un deposito ed utilizzati per la produzione di mattonelle.

Siamo di fronte all'ennesima discarica di rifiuti tossici?

Nella relazione citata si legge: “Tuttavia, dai verbali di analisi (presenti negli atti dei menzionati procedimenti penali) dei campioni raccolti in sede di sequesto (anni 2004), i detriti depositati nel terreno di C.da Petraro, non risultavano essere né contaminati, né composti da sostanze tossiche e/o inquinanti”.

Possiamo essere tranquilli, insomma? Non proprio. Il mese scorso il mensile “Narcomafie”, ha denunciato che nel mare del comune di Lazzaro, in provincia di Reggio Calabria, si è formata una collinetta con i fanghi che arrivano dalla Centrale Enel di Brindisi. Il traffico illegale è stato scoperto per lo strano andirivieni di camion. Le indagini hanno consentito di mettere in luce un complicato giro di coperture e falsificazioni contabili. Ma perché tutto questo complicato sistema? Qui il sistema aveva raggiunto il suo acme, la sua sublimazione e necessitava di una organizzazione industriale.

I fanghi prodotti da quella centrale a carbone vengono classificati dalla normativa comunitaria con il codice Cer 100120, dichiarandoli “pericolosi” per la elevata concentrazione di composti di nichel e vanadio, sostanze potenzialmente cancerogene e con effetti irreversibili. Devono essere trattati con cautela e smaltiti in discariche speciali per evitare inquinamento.

Il problema è sotto controllo, poiché in data 20 febbraio 2008, l'Enel ha indetto un bando di gara “per fornitura sistema trattamento fanghi per spurghi desolforazione centrale termoelettrica Brindisi Sud”. Non è dato sapere chi ha vinto la gara e come farà a smaltire questa enorme mole di rifiuti tossici.

Il mare è grande e può contenere molto più che cinquanta navi ed i contrada Lecco il traffico si è interrotto, ma i fanghi sono ancora lì, ricoperti da eternit. Però sono sotto sequestro … e non possono scappare! Il pericolo di tumori? Chi ha avuto, ha avuto …

L'Arpacal, interessata telefonicamente, non ha ancora mostrato alcuna fretta di voler controllare la qualità delle acque, comprese quelle del Crati a pochi metri dallo stabilimento.

Tutto è però sotto controllo, tanto di tumore si muore lo stesso e nessuno ha mai controllato se per caso vi è un significativo aumento del numero dei casi riferibili alla presenza di questo materiale tossico.

Tanto, ormai, non resta che scegliere se morire per la radioattività o di tumore per le tossicità varie disperse sul territorio.

Ma tanto, diceva Keynes, nel medio periodo saremo tutti morti.


C O P Y R I G H T

You may copy it, give it away or re-use it under the terms of the the qui included at my home page, citing the author's name and that the text is taken from the site http://www.oresteparise.it/. Il copyright degli articoli è libero. Chiunque può riprodurli secondo le @ondizioni elencate nella home page, citando il nome dell'autore e mettendo in evidenza che il testo riprodotto è tratto da http://www.oresteparise.it/.


Ultimo aggiornamento del 11/28/2008 17:23:22