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Nella crisi le BCC hanno sostenuto le imprese

di Oreste Parise (Mezzoeuro Anno VIII num. 45 del 9/11/2009)


Rende, 9 novembre 2009


L'economia calabrese è ancora nel tunnel della crisi. Si intravede però qualche luce. Scorrendo le pagine del V rapporto sull'economia della Provincia di Cosenza si scopre che gli imprenditori si mostrano fiduciosi della ripresa. A loro fianco trovano le BCC le uniche banche che hanno ancora una dimensione umana e ricercano un rapporto personale con i propri clienti. Le incognite sono ancora molte. A cominciare dalla pubblica amministrazione che con la burocrazia e il ritardo nei pagamenti crea serie difficoltà alle imprese.

Presso il Centro Direzionale della Bcc Mediocrati, è stata presentata la ricerca su “L'economia in provincia di Cosenza. Dinamiche congiunturali e sistema del credito”, giunta ormai alla quinta edizione, realizzata dall'Istituto Demoskopika e dalla stessa BCC.

E' un appuntamento diventato un evento significativo per mettere a fuoco le tendenza congiunturali dell'economia calabrese, considerato che quella cosentina è la realtà trainante dell'intera regione e ne anticipa le tendenze. Il tavolo della presidenza, dove sedevano Agazio Loiero, Tony Bilotta Presidente della Federazione Calabrese delle Bcc, Alessandro Azzi Presidente nazionale Federcasse, Raffaele Rio presidente della Demoskopika, Katia Stancato presidente Confcooperative Calabria e il prestigioso parterre testimoniano l'interesse dell'iniziativa.

Tra gli intervenuti il direttore della Banca d'Italia di Catanzaro, Giuseppe Gaglioti presidente della Camera di Commercio di Cosenza, Renato Pastore presidente dell'Assindustria e numerosi altri.

A fare gli onori di casa Giuseppe Paldino, presidente della Bcc Mediocrati che ha orgogliosamente rivendicato la sostenuta crescita del suo istituto tanto nell'attività operativa che nell'occupazione: da oltre un lustro assume almeno dieci nuovi laureati dell'Unical ogni anno in controtendenza rispetto alla politica di restrizione occupazionale attuata dall'intero settore creditizio afflitto da anni da un consistente numero di esuberi che ha portato all'espulsione di migliaia di occupati: circa 22.000 negli ultimi dieci anni.

La capacità di dialogo della BCC con gli imprenditori locali costituisce il punto di forza dell'istituto che gli consente di competere efficacemente con le banche di maggiore dimensioni. I buoni risultati conseguiti sono attestati dall'“Atlante delle Banche leader 2009” curato da Milano Finanza e Italia Oggi, dove la Bcc Mediocrati viene classificata prima banca calabrese per efficienza e dimensioni.

Nel suo discorso introduttivo, Giuseppe Paldino ha evidenziato i notevoli sforzi del suo istituto, che è stato il primo in Calabria ad avere eliminato la commissione di massimo scoperto, una operazione costata circa 600.000 euro di minori introiti all'anno, che costituiscono un investimento per aumentare il rapporto di fiducia con gli operatori locali. Paldino ha altresì sottolineato il ruolo cruciale svolto dalle piccole banche a sostegno di una economia in crisi. In una situazione del credito pressoché stagnante, gli aggregati delle Bcc crescono tanto in termini di depositi che di impieghi, rivelandosi come l'unico strumento anticiclico che ha consentito al fragile sistema industriale calabrese di reggere al crollo del mercato. La Mediocrati si è avvalsa dell'opportunità di approvvigionarsi di liquidità dalla Cassa Depositi e Prestiti immettendo nell'economia cosentina 2,5 milioni di euro di prestiti agli operatori a condizioni di particolare favore.

Nel suo intervento Raffaele Rio, presidente di Demoskopika, ha affermato che la Calabria è ancora in crisi, ma ha segnalato l'aumentata fiducia degli imprenditori poiché le aspettative sono positive. Questo lascia presupporre che il prossimo anno si avranno i primi segnali di crescita dell'economia calabrese.

Tony Bilotta ha posto l'accento sulla necessità di cooperazione tra le istituzioni ed il sistema imprenditoriale e creditizio. In particolare ha esaltato la costituenda Banca di Garanzia, come un esempio concreto di cooperazione tra istituzioni ed imprese, poiché vi sono presenti la Camera di Commercio, il comune e la provincia di Cosenza, la Regione Calabria accanto a numerosi imprenditori cosentini.

Nell'indagine ad hoc svolta dalla Demoskopika è emerso che è proprio la Camera di Commercio ad avere il maggior tasso di gradimento degli imprenditori cosentini. Il dinamismo della gestione Gaglioti comincia a riscuotere la loro fiducia: la Banca di Garanzia costituisce l'intuizione più felice della sua gestione.

Una novità del rapporto di quest'anno è l'attenzione posta sul rapporto tra pubblica amministrazione ed impresa. Numerose le lagnanze degli imprenditori per l'eccessivo peso della burocrazia. Le lacune riscontrate rallentano qualsiasi processo decisionale e costituiscono un costo notevole che incide in maniera molto rilevanti sui conti economici delle aziende. Il tentativo di semplificazione attuato con l'istituzione dello Sportello unico per le attività produttive si è rilevato fallimentare, poiché non funziona adeguatamente in nessuna parte del territorio regionale. E' stata fin qui una occasione sprecata.

In particolare, si è posto l'accento sui ritardi nei pagamenti degli enti pubblici che pesano in misura altrettanto significativa sui bilanci delle imprese: la pubblica amministrazione costituisce un buon cliente, ma un cattivo pagatore. Secondo una stima della Demoskopika le imprese calabresi vantano circa 2,5 miliardi di crediti verso la pubblica amministrazione pari al 7,1% del Pil regionale. Il tempo medio d'incasso è di 134 giorni, contro una media europea di 35 giorni. Questo costituisce un grave handicap che contribuisce a deteriorare il rapporto con i principali istituti di credito che basano le loro valutazioni su processi informatici spersonalizzati. Il mancato rispetto delle scadenze peggiora il rating delle aziende provocando una restrizione creditizia ed un incremento dei tassi. Il costo annuo sopportato dalle aziende calabresi sulle operazioni di anticipo dei crediti verso le pubbliche amministrazioni è valutabile intorno a circa 300 milioni di euro l'anno.

Qualora gli enti pubblici uniformassero il loro comportamento allo standard europeo, le aziende avrebbero una immediata iniezione di liquidità di 200-220 milioni di euro l'anno, sufficiente a superare il momento di crisi e finanziare gli investimenti necessari per adeguare gli impianti alle nuove esigenze del mercato.

Il governatore Loiero ha evidenziato il lavoro svolto dalla sua giunta per mettere ordine in un sistema pubblico che sconta ritardi annosi che non possono essere annullati in un breve lasso di tempo. Ma molto è stato fatto e la situazione è molto migliorata. Ha ricordato che, a distanza di 18 anni dalla sua presentazione, l'estate scorsa è stata approvata la legge regionale sulla cooperazione che dovrebbe dare una significativa svolta al settore.

Ricco di spunti e suggestioni gli interventi di Katia Stancato e del presidente Federcasse Alessandro Azzi.

Katia Stancato ha sottolineato che l'economia ha bisogno di cooperazione. La malattia del nostro tessuto imprenditoriale è la grande polverizzazione delle imprese e la frammentazione dei rapporti tra e con le imprese. I dati Confcooperative dicono in Calabria l'84,2% sono microcooperative, 11,8% piccole e solo il 3% medie: le grandi imprese non sono proprio rappresentante.

La via per superare queste deficienze è la costruzione di reti di sistema, di sviluppo relazionale e di forme cooperazione. Per recuperare la capacità competitiva delle imprese cooperative è necessario superare i tre rapporti deboli del nostro sistema cooperativistico, costruendo la cooperazione tra le imprese, con le banche, e con la pubblica amministrazione.

L'aggregazione e la cooperazione tra le imprese è l'unico strumento per rafforzare il tessuto imprenditoriale e creare un rapporto solido con le banche. Il mondo della cooperazione non conta molta, poiché incide poco sul Pil della regione, ma ha una grande missione da compiere: penetrare nella coscienza dei calabresi e diventare patrimonio culturale della regione.

Vi sono esempi nella stessa Calabria dove la dimensione cooperativa è ben radicata e riesce ad esprimere la sintesi perfetta tra la funzione sociale e la dimensione economica delle imprese. Interpreta le esigenze della comunità e la capacità di dare una risposta adeguata ai suoi bisogni.

In un momento di recessione economica come quello che stiamo vivendo sono quelle che resistono di più, che interagiscono meglio tra di loro, con il sistema della banche cooperative e con le forze vive della società. In questo momento solo le sole che riescono a creare occupazione, come confermato dai dati, poiché sono maggiormente legate al tessuto sociale che li circonda. Il radicamento territoriale, la piccola dimensione si trasformano in un limite se esse non sono sostenute efficacemente nella crescita. A questo fine sono necessari strumenti per favorire integrazione e aggregazione che minimizzino le diseconomie e massimizzino le sinergie. Per favorire questi processi si può ripartire dal premio di concentrazione o da un premio di integrazione e di aggregazione, che si confanno meglio alla cultura identitaria della cultura imprenditoriale calabrese che su questo aspetto è un po' suscettibile.

La Confcooperative ha presentato la proposta di incentivi, sotto forma di benefici fiscali per i primi cinque anni proporzionalmente al fatturato a favore di quelle imprese che si dichiarino disponibili all'aggregazione dei processi produttivi.

“Esprimiamo grande soddisfazione per l'approvazione della legge regionale sulla cooperazione sociale”, ha detto Katia Stancato, “avvenuta diciotto anni dopo l'approvazione della legge quadro nazionale. Per questo dobbiamo ringraziare l'ass. Maiolo. Insieme al piano regionale dei servizi sociale, la nuova legge dovrebbe aprire una stagione nuova per la creazione di nuove imprese cooperative e di consolidamento di quelle esistenti. Nel regolamento di attuazione è stata prevista la capitalizzazione delle imprese.

“Questa legge ha una dotazione finanziaria insufficiente e poteva essere approvata all'inizio della legislatura per verificarne gli effetti, tuttavia rappresenta un significativo passo avanti”, ha detto ancora Katia Stancato. “Vogliamo generare una contaminazione del processo cooperativo nella società per scatenare la cooperazione come valore sociale e fiduciario e provocare la stretta cooperazione tra il mondo creditizio e il mondo imprenditoriale. Lo stiamo facendo con le BCC e con la Camera di Commercio di Cosenza, che è stata definita dagli imprenditori un sicuro riferimento. Mi pregio e mi onoro di sedere nel Consiglio di Amministrazione insieme al presidente Gaglioti. Nell'ultimo anno e mezzo ha assunto un ruolo di regia su una serie di attività di straordinaria importanza per l'economia di questa provincia con la riorganizzazione dei servizi alle imprese, al progetto di promozione imprenditoriale “Voglio restare” che speriamo di riproporre anche per il prossimo”.

“Numerose le iniziative degne di nota, dal dibattito aperto con le istituzioni locale sulla dotazione infrastrutturale di questa provincia, alle attività di internazionalizzazione ed a questo strumento straordinario che è la Banca di Garanzia, per la quale vi è un impegno di dotazione di un capitale sociale importante da parte di queste amministrazioni che vi partecipano”.

Le conclusioni sono state affidate ad Alessandro Azzi il quale ha sottolineato come sia necessaria una vera e propria rivoluzione culturale superando la prospettiva a breve termine, che favorisce il risultato immediato a scapito di una visione a più lungo termine che possa affrontare i problemi strutturali. Inoltre, cominciano a sorgere dubbi sulle dimensioni mastodontiche assunte dalle banche. Si riscopre che piccolo è bello, ed anche economicamente conveniente come dimostra l'esperienza delle Bcc, più vicine alle imprese con le quali hanno instaurato un rapporto personalizzato senza sacrificare l'equilibrio di bilancio e la formazione dell'utile. Infine, la finanza deve fornire le risorse alle aziende produttive e non costituire il terreno di speculazione.

Vi sono cauti segnali di ottimismo, ma come evidenziato dal governatore della banca d'Italia l'esperienza insegna che occorrono almeno due anni dopo la fine della recessione per far uscire le banche dalle difficoltà. Su ha di fronte ancora un lungo periodo di sofferenza per il sistema bancario. Questa crisi ha fiaccato in provincia di Cosenza, circa il 64% delle imprese. I segnali di ripresa della fiducia trovano fondamento proprio nel sostegno creditizio mai interrotto fornito dalle BCC, un sistema solido che non è stato inquinato da titoli tossici, che ha mostrato un forte impegno verso l'economia reale.

“Questa crisi ci impone di guardare oltre, per trasformarla in una opportunità, una contaminazione positiva per affrontare le nuove sfide del futuro”, ha concluso Alessandro Azzi.


C O P Y R I G H T

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Ultimo aggiornamento del 11/28/2008 17:23:22