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Una nuova guerra di religione?

di Oreste Parise (Mezzoeuro Anno VIII num. 45 del 9/11/2009)


Rende, 9 novembre 2009


Uno spirito sanfedista ha invaso il Paese per la decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di far togliere il crocifisso dalle aule scolastiche. Si rischia una crociata antieuropeista, che non trova alcuna giustificazione. L'Europa di Maastricht, di Schengen e dell'euro è tutt'altra cosa. Ma pochi sanno cos'è il Consiglio di Europa.

Perché tanto scalpore per la sentenza che vieta l'esposizione dei simboli religiosi nelle scuole pubbliche? Dobbiamo prepararci ad una guerra di religione?

Ma contro chi, di grazia? Quanti sanno chi ha veramente emesso quella sentenza?

Cominciamo col rispondere all'ultima domanda. La decisione è della Corte europea dei diritti dell'uomo, un organo del Consiglio di Europa, che non ha niente a che vedere con l'Unione Europea. Questa è una precisazione importante poiché si è tentato in tutti i modi di alimentare uno spirito antieuropeo proprio nel momento in cui l'Europa dovrebbe avere un rilancio per la faticosa ratifica del Trattato di Lisbona da parte di tutti gli Stati membri dell'Unione. L'ultima firma è stata quella del Repubblica Ceca, Vaclav Klaus, che ha tentato fino all'ultimo di ostacolarne l'entrata in vigore per il timore che un rafforzamento dell'Europa avrebbe potuto costituire un pericolo che i due milioni e mezzo di tedeschi cacciati con la forza dal territorio oggi ceco possano richiedere di rientrarne in possesso. Sono sempre gli interessi di bassa lega a prevalere sui grandi principi, e questo bisogna tenerlo sempre presente.

La rilettura della storia è la via maestra per tentare di capire il significato di quella decisione che trova i suoi prodromi nella Dichiarazione dei diritti dell'Uomo e del Cittadino approvata a Parigi il 26 agosto del 1789.

Senza spingerci così indietro, è necessario sottolineare le profonde differenze che hanno caratterizzato la fine della prima e della seconda guerra mondiale. Il trattato di Versailles, firmato nella galleria degli specchi del palazzo il 18 gennaio 1919 era contraddistinto da un folle desiderio di vendetta nei confronti della Germania e dell'Austria. Nonostante la decisione di istituire la Società delle Nazioni, era soprattutto prevalente il sentimento di odio e di rivincita con l'imposizione ai vinti di pesanti sanzioni economiche e perdite territoriali. L'impero austro-ungarico fu smembrato. La conferenza di pace, pose la premessa per l'esplosione della nuova e più disastrosa guerra.

La fine della seconda guerra mondiale fu caratterizzata dalla volontà non tanto di punire gli stati responsabili del conflitto, ma di creare un nuovo ordine mondiale, basato sulla suddivisione delle sfere di influenza.

I vincitori in Occidente non pretesero né sanzioni economiche né cessioni territoriali alle nazioni sconfitte.

In questo clima nacque lo spirito di collaborazione che portò alla decisione di creare uno spazio giuridico comune, in cui fossero sanciti principi universali che tutti gli stati si impegnavano a rispettare.

Il 5 maggio 1949 col Trattato di Londra fu approvata la “Convenzione per la tutela dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali”, che concludeva il suo lungo cammino iniziato con la rivoluzione francese e fu istituito il Consiglio d'Europa. Il trattato fu firmato da dieci Stati: Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia. La convenzione doveva essere ratifica dai parlamenti degli stati firmatari prima della sua entrata in vigore e l'Italia lo approvò nell'ottobre del 1955.

Nel 1959 fu istituita la Corte europea dei diritti con il compito di verificare il rispetto dei principi della Convenzione negli stati membri.

Per intenderci è lo stesso organismo a cui si rivolgono molti italiani per chiedere un risarcimento allo Stato italiano per la lunga durata dei processi.

Le norme del Trattato di Londra e della convenzione hanno un rango costituzionale sulla base dell'art. 11 della nostra carta. Inoltre, i principi della convezione sono confluiti nella Costituzione. Infatti, l'art. 3 recita che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Cosa significa quel riferimento alla religione? Coloro che oggi si scandalizzano della sentenza non avevano mai letto la Costituzione?

Quello che è interessante è che il Consiglio d'Europa conta oggi 47 Stati membri, con circa 800 milioni di persone, molti di più di dei cittadini dell'UE. Tra questi vi sono compresi la Russia, l'Armenia, ortodossi, l'Azerbaigian, la cui maggioranza della popolazione è sciita e la Turchia, di religione sannita.

Il principio di laicità non si applica solo all'esposizione dei simboli cristiani, ma di tutti i simboli religiosi. Fin dalla sua istituzione il Consiglio di Europa ha cercato di stabilire una base di principi comuni a cui tutti i cittadini di Europa possano riconoscersi e questo sforzo costituisce un tentativo concreto di creare uno spazio multiculturale che rispetti la diversità e la sensibilità di ognuno. Non mi sembra un obiettivo di poco conto, anzi merita il più grande rispetto ed una adesione profonda e convinta. Non è un esercizio inutile ricordare le finalità scritte nel suo statuto:

- tutelare i diritti dell'uomo e la democrazia pluralista e garantire il primato del diritto;

- favorire e incoraggiare la consapevolezza dell'identità culturale europea e della sua diversità;

- cercare soluzioni comuni a problemi sociali, quali: discriminazione delle minoranze, xenofobia, intolleranza, bioetica e clonazione, terrorismo, tratta degli esseri umani, criminalità organizzata e corruzione, criminalità informatica, violenza nei confronti dei bambini;

- sviluppare la stabilità democratica in Europa, sostenendo le riforme politiche, legislative e costituzionali.

Sono fini molto nobili, che vale la pena di farli diventare patrimonio comune, di insegnarli nelle scuole, di diffonderli tra i giovani.

Il più grande e civile esempio di stato multietnico e multiculturale della storia (in Occidente) è stato l'impero romano che per secoli ha unito sotto un universo giuridico uniforme razze, individui e culture più svariate. Il latino era la lingua della burocrazia e dell'esercito, ma il greco è stato rispettato come lingua letteraria e non si è mai tentato di abolire le lingue e le culture locali, che si sono romanizzate per contaminazione piuttosto che per imposizione.

Viviamo in un epoca in cui stanno franando tutte le concezioni ottocentesche di costruzione di stati-nazione, con una forte connotazione identitaria per la comunanza di lingua, cultura, storia, letteratura e religione. “France asks itself what it means to be French”, si legge oggi sul sito della BBC. La Francia si interrogano su cosa significa oggi essere francesi. Guardare in TV una partita di calcio della nazionale francese si vedono tutti neri, salvo forse il solo Ribery o poco più.

Quando mio suocero ha visto Balotelli in nazionale, ha esclamato: “ma perché quello ha la maglia della nazionale?” Ma fino a quando potremmo garantire questa “purezza” etnica?

La sentenza non obbliga automaticamente di far sparire tutte le croci nelle aule di tutte le scuole d'Italia. Certo costruisce un precedente giuridico importante e di grande valenza civile. Significa che in quelle situazioni in cui si possono creare delle condizioni di disagio per l'eterogeneità delle classi i crocefissi vanno rimossi. Potrebbe anche succedere che possa essere qualche genitore di spirito laico particolarmente pugnace a volerne richiedere la rimozione.

Nella stragrande maggioranza dei casi, coloro che oggi si strappano le vesti in nome di un simbolo perduto, non hanno alcun fervore religioso. Le vocazioni sono in via di estinzione, le chiese sempre più vuote, ed una morale priva di principi e di imperativi categorici.

Nell'anarchia dei valori, dobbiamo trovare nella laicità, nella tolleranza, nell'accettazione delle diversità, nella supremazia dei grandi principi sanciti dalla convezione sui diritti dell'uomo, la strada per la costruzione di una società europea più giusta un cui tutti i cittadini abbiamo il pieno rispetto dei diritti di cittadinanza.

Piuttosto che preoccuparsi per un simbolo, bisognerebbe sottolineare la grande rivoluzione costituita da stati islamici che si incammina sulla strada della tolleranza e della reciprocità dei diritti.


C O P Y R I G H T

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Ultimo aggiornamento del 11/28/2008 17:23:22