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Rende, 20 novembre 2009
L'ennesima riforma della scuola prevede una profonda trasformazione del sistema scolastico con l'istituzione di sei categorie di licei. Gli istituti professionali sono finalizzati ad un immediato ingresso sul mercato del lavoro. Ma la vera rivoluzione sarà costituita dai tagli che richiede una profonda rivoluzione organizzativa. Il Sud si prepara ad un'altra stagione di lagrime e sangue.
La riforma della scuola secondaria di secondo grado è in questi giorni all'esame delle Commissioni parlamentari permanenti di Camera e Senato. L'Associazione Nazionale Docenti lo scorso 17 novembre è stata audita dalla VII Commissione Cultura del Senato. Al suo presidente, Prof. Francesco Greco in questa intervista abbiamo rivolto delle domande per cercare di capire alcuni aspetti di questa riforma che opera una sostanziale riorganizzazione dell'istruzione secondaria superiore attraverso una semplificazione della pletora di settori ed indirizzi che caratterizzano i percorsi di studio di questo segmento dell'istruzione.
Era un'operazione necessaria per la grande confusione che regnava tanto che i tecnici del ministero hanno dovuto faticare non poco nella ricognizione dei vari corsi di studio che in questi anni, anche attraverso le varie sperimentazioni, sono stati attivati. Ciò nondimeno, la lettura degli schemi di regolamento, sin dal loro incipit contenuto nell'art. 1 dei singoli provvedimenti, è finalizzata alla preoccupazione di restringere gli investimenti nella scuola pubblica con il contenimento di ogni forma di spesa.
Ciò francamente è inaccettabile! È inaccettabile che una riforma di così vasta portata destinata ad incidere assai profondamente nel nostro sistema di istruzione e formazione si possa fare “senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica”. Una riforma voluta a costo zero e che anzi opera pesanti tagli di risorse non può che avere pesanti effetti sulla qualità del nostro sistema educativo. Particolarmente nel Sud, dove esistono storiche carenze strutturale e dove è difficile trovare risorse private per sopperire al taglio delle risorse pubbliche, con il rischio di allargare ancora di più la spaccatura la forbice tra le due aree del Paese.
La riforma della scuola secondaria proposta dalla Gemini fa molto discutere. Si tratta di un intervento che taglia solo risorse, per come finora è avvenuto, o è ispirata da un reale spirito riformatore che accresce l'efficacia del nostro sistema d'istruzione?
Noi riteniamo che la revisione degli attuali ordinamenti non possa prescindere da una visione d'insieme che veda ogni intervento come complementare e sinergico al miglioramento dell'intero sistema, così la riforma degli ordinamenti richiede anche una profonda modificazione dell'attuale architettura istituzionale del sistema di governo delle scuole che li metta nelle effettive condizioni di poter gestire responsabilmente ed efficacemente gli spazi di flessibilità didattica e organizzativa e i rapporti con il territorio. Sia lo schema di regolamento che riguarda i licei, infatti, che quelli che riguardano gli istituti tecnici e professionali, demandano alle scuole parti consistenti di progettazione e di organizzazione dei percorsi di studio. In particolare, alle stesse è rimessa la facoltà, oltre alla quota di autonomia che riguarda i curricoli, di riarticolare i percorsi di studio, entro i limiti che stabiliscono gli stessi regolamenti. E questo rende necessario nuovi modelli organizzativi per poter gestire efficacemente i delicati momenti della elaborazione e della progettazione dell'offerta formativa, né a colmare tale esigenza è sufficiente l'aver previsto la costituzione di dipartimenti quali articolazioni funzionali del collegio dei docenti, dato che molte scuole hanno già da tempo costituito al loro interno tali articolazioni organizzative. La norma dovrebbe, invece, attribuire ai dipartimenti specifiche funzioni consultive e propositive riguardo alla rilevazione dei bisogni educativi, all'adozione di modelli e di pratiche didattiche innovativi e alla formulazione dell'offerta formativa. Solo così la loro previsione assumerebbe una valenza strategica, di momenti importanti su cui si impernia la vita organizzativa delle istituzioni scolastiche. Mentre è del tutto inutile la previsione di comitati scientifici e tecnico-scientifici. Anzi, la loro presenza, oltre che assolutamente non necessaria, ha solo l'effetto di produrre una sovrapposizione di funzioni con quelle già svolte dai collegi dei docenti, che certo non aiuta a migliorare la qualità dell'offerta formativa.
L'avvio della riorganizzazione avverrà dal prossimo anno ed interesserà le prime e le seconde classi degli istituti tecnici e dei licei e le prime classi degli istituti professionali, cosa si prevede per le altre classi?
Le classi successive proseguiranno secondo i piani di studio previgenti, ma con un quadro orario decurtato, di cui francamente non si comprende come si possa assicurare il loro normale funzionamento. Per questo aspetto abbiamo chiesto, anche perché a ciò nella relazione tecnica non si fa alcuna menzione, che ci fosse da parte del Ministero un chiarimento o la riformulazione del testo. Non si comprende, inoltre, perché, l'avvio del riordino debba interessare anche le seconde classi degli istituti tecnici e dei licei, atteso che oltre alla riorganizzazione degli insegnamenti, ad essere interessati dai regolamenti sono anche aspetti di ordine metodologico e didattico e, ancor di più, gli studenti che hanno già avviato un percorso di studio. Proprio per questi motivi abbiamo fatto rilevare alla Commissione del Senato l'opportunità di prevedere, in considerazione degli effetti che tali provvedimenti avranno sugli organici, tempi più distesi di attuazione. Ciò permetterebbe, anche, di poter gestire il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento con gli opportuni correttivi e nel contempo garantire agli alunni continuità educativa.
La riforma interessa i licei, gli
istituti tecnici e quelli professionali, per i licei quali sono gli aspetti
che avete maggiormente apprezzato e quali quelli che avete ritenuto
negativi?
Per i licei abbiamo apprezzato lo sforzo di definire il profilo culturale, educativo e professionale declinato in termini di conoscenze, abilità e competenze che gli studenti devono possedere al termine del percorso di studio, coerentemente con il Quadro europeo delle qualifiche per l'apprendimento permanente (EQF) e con i profili che interessano gli altri percorsi dell'istruzione secondaria. Positiva ci sembra la previsione di dotare le istituzioni scolastiche di un contingente di organico destinato a potenziare gli insegnamenti obbligatori. Al riguardo, data l'assenza di una specifica previsione ci appare quanto meno opportuno, dotare le istituzioni scolastiche di risorse professionale ed economiche per realizzare laboratori generali e specifici in ogni indirizzo per potenziare ed arricchire, con la metodologia della ricerca-azione, i contenuti degli insegnamenti. A tal fine, abbiamo sottolineato l'esigenza di prevedere un impegno di spesa per la formazione dei docenti affinché possano utilizzare al meglio le opportunità che derivano dalla flessibilità organizzativa e didattica per sviluppare forme efficaci di didattica laboratoriale. Mentre abbiamo considerato troppo ampia l'articolazione del sistema dei licei con la previsione di sei licei, alcuni dei quali ben potrebbero stare nell'istruzione tecnica. È, invece insufficiente il numero dei licei musicali (40) e coreutici (10), in quanto, a nostro giudizio, non consentono di garantire un'adeguata offerta formativa sul territorio, anche perché i Conservatori di musica, che saranno lo sbocco naturale di chi segue questo percorso di studi, sono numericamente il doppio degli istituendi licei. Consideriamo, infine, positivo l'aver introdotto nel quinto anno l'insegnamento in lingua straniera di una disciplina non linguistica (CLIL). Ciononostante, non comprendiamo l'opzione che lo schema di regolamento pone per questo insegnamento, ove prevede che lo stesso sia introdotto nell'area delle attività e degli insegnamenti obbligatori del quinto o nell'area degli insegnamenti attivabili dalle istituzioni scolastiche nel limite del contingente di organico ad esse assegnato. Anche qui abbiamo ritenuto far rilevare la necessità di un intervento chiarificatore del Ministero o la riformulazione del testo.
Per gli istituti tecnici, quali sono le vostre osservazioni?
Per gli istituti tecnici abbiamo fatto osservare corretta la maggiore accentuazione al versante delle competenze, nei profili educativi, culturali e professionali, dato anche il legame più stretto di questi percorsi di studi con il mondo del lavoro. Ci appare coerente uno sviluppo del curricolo che, pur mirato alla formazione della persona in tutte le sue dimensioni, trovi un suo riferimento fondamentale nella valorizzazione del lavoro, anche attraverso la promozione di forme di raccordo con le istanze che vengono dal contesto sociale ed economico di riferimento. Proprio per questo, ancor di più il metodo laboratoriale, a nostro giudizio, deve essere presente in ogni momento dell'attività di insegnamento-apprendimento. Pertanto, non troviamo corrispondente a tale esigenza la mancata previsione di ore di laboratorio negli istituti per il percorso economico. Ancor di più, per questo percorso, ci appare abnorme l'aver tagliato fuori discipline come la Geografia economica, già presente negli attuali istituti tecnici e commerciali, data la sua forte valenza interpretativa dei complessi fenomeni economici e sociali che interessano il mondo contemporaneo, oltre che lo studio delle risorse, l'utilizzazione dello spazio, la localizzazione industriale e terziaria, l'innovazione. La società della conoscenza richiede sempre più approcci di studio di tipo interdisciplinare cui possono contribuire discipline che per loro natura hanno una chiara vocazione sistemica, come la Geografia che riteniamo vada ampiamente valorizzata sia nel percorso economico che in quello tecnologico. Ci appare, altresì, assai penalizzante, per il settore economico, la decurtazione delle ore di diritto ed economia e di economia aziendale.
Infine, per gli istituti professionali…
Per gli istituti professionali, riteniamo che la previsione di un “ruolo integrativo e complementare rispetto al sistema di istruzione e formazione professionale” ..”ai fini del rilascio delle qualifiche e dei diplomi professionali” ..”inclusi nel repertorio nazionale” non possa non avere effetti sul ruolo che questi istituti potranno effettivamente svolgere. La previsione di un percorso quinquennale, senza la possibilità di rilasciare titoli di studio intermedi, orienterà diversamente sul territorio nazionale la domanda di istruzione professionale, che non interesserà coloro che aspirano ad entrare precocemente nel mercato di lavoro, mentre potrà essere il naturale prosieguo per coloro che in possesso di una qualifica vogliano completare il percorso formativo con il conseguimento di un diploma di istruzione secondaria superiore. Ciò rende evidente l'importanza di un raccordo effettivo tra istruzione e formazione professionale, se non si vuole il progressivo svuotamento degli istituti professionali statali e che il loro riordino contribuisca ad accrescere, specialmente nel Sud, l'area della dispersione scolastica e dell'esclusione sociale. Per questo, stante l'impostazione prevista nei regolamenti meglio sarebbe se l'istruzione professionale passasse alle Regioni.
Quali potrebbero essere gli effetti sul territorio? Quali conseguenze possiamo aspettarci per la scuola calabrese?
La volontà di avviare sin dal prossimo anno scolastico la riforma interessando, con l'eccezione dei professionali, il primo biennio non consente una valutazione compiuta dei suoi effetti, anche perché dovranno essere emanati numerosi altri decreti previsti dagli stessi schemi di Regolamento che interessano aspetti importanti dell'organizzazione didattica e dell'offerta formativa, la revisione delle classi di concorso, l'articolazione delle cattedre, etc. Si tratta di provvedimenti che dovranno essere adottati dal Ministero dell'istruzione di concerto con il Ministero dell'Economia, sentita la Conferenza Stato-Regione e province autonome, per completare ed attuare le disposizioni contenute nei Regolamenti.
Ciò nonostante, è evidente che la rideterminazione dei quadri orari, riducendo il monte ore dei singoli indirizzi e quelle dei vari insegnamenti, avrà pesanti conseguenze sugli organici. Nei soli licei, per esempio, secondo alcune stime, ci saranno circa 11.500 cattedre in meno. Ai tagli che si avranno con la riforma degli ordinamenti vanno aggiungi, poi, i tagli dell'art. 64 della legge 133/2008, ossia 87.400 posti in meno di insegnamento e 44.500 posti di personale ATA, nel triennio 2009-2012. Se si considera che le scuole sono capillarmente presenti sul territorio e che comunque la loro presenza genera economie esterne, oltre che ovviamente favorire la crescita civile e culturale, si può agevolmente comprendere quali potranno essere gli effetti sul territorio.
Il rischio è che un impoverimento dell'offerta formativa, anziché avvicinarci agli obiettivi fissati a Lisbona possa irrimediabilmente allontanarci. Già oggi, siamo, con il nostro 22% di dispersione scolastica, assai lontani dal quel 10% fissato a livello europeo e assai lontani dalla media europea dei diplomati (60% contro una media europea del 76%) e, ancor di più, dall'obiettivo di Lisbona dell'85%. Per la Calabria, ove i fattori connessi ai bisogni economici e alle possibilità di reddito, alla disponibilità di infrastrutture e di servizi (trasporti, biblioteche, strumenti di comunicazione, ecc.), un impoverimento dell'offerta formativa non può che accrescere la condizione di svantaggio e di conseguenza l'abbandono precoce degli studi.
Ma vi sono clausole di salvaguardia a favore delle scuole che operano in aree più svantaggiate?
Nei provvedimenti di questo non c'è traccia!
L'Associazione Nazionale Docenti nasce nel giugno del 1998 con una articolazione su tutto il territorio nazionale. Aperta alla partecipazione dei docenti della scuola italiana di ogni ordine e grado e dell'università, rappresenta la grande novità nel panorama organizzativo dei docenti italiani.
Il modello organizzativo investe la sfera professionale e sindacale ed è molto simile a quello delle associazioni professionali d'oltralpe.
Gli obiettivi statutari sono:
Rappresenta e tutela sul piano professionale, sindacale e culturale, i docenti della scuola italiana di ogni ordine e grado e dell'università;
Difende la libertà e la laicità dell'insegnamento anche attraverso la promozione del confronto dei diversi orientamenti politici e culturali;
Contribuisce ad affermare la dimensione europea dell'istruzione, anche promovendo la partecipazione ad altre similari realtà associative internazionali, favorendo lo scambio di idee ed esperienze ed il confronto tra i diversi modelli organizzativi;
Promuove l'organizzazione di iniziative volte ad estendere le conoscenze professionali degli associati ed a favorire il perfezionamento tecnico-professionale e culturale;
Tutela gli interessi etico-morali, professionali, giuridico-normativi ed economici, singoli e collettivi degli associati, attraverso l'organizzazione delle iniziative sindacali, culturali e assistenziali.
Promotore e presidente nazionale è il prof. Francesco Greco.
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Ultimo aggiornamento del 11/28/2008 17:23:22