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Rende, 20 novembre 2009
In tutta la regione sono stati individuati siti dove sono state ammassati enormi cumuli di rifiuti tossici. Non vi sono solo le navi dei veleni. Fanghi tossici a Lazzaro, ferrite di zinco a Cassano. Anche l'industrializzazione è stata un attentato alla salute dei cittadini, come dimostrano il caso Marlane di Praia a Mare e della Pertusola a Crotone.
Domenico Scilipoti è laureato in medicina e chirurgia. Ginecologo ed agopuntore, come si legge nella biografia della camera, dove è stato eletto nelle ultime elezioni politiche tra le fila di Italia dei Valori.
Nato a Barcellona Pozzo di Gotto, si è sempre interessato ai problemi della Calabria. In Parlamento è membro molto attivo e presente della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici e della Commissione attività produttive, commercio e turismo.
Ha accettato volentieri di rispondere a qualche domanda sulle questioni ambientali che hanno portato la Calabria all'attenzione nazionale. Con risultati molto deludenti, poiché non si vede uno straccio di piano per bonificare quella che doveva essere il giardino d'Europa.
Giampilieri è diventato sinonimo di disastro ambientale, definisce un “metodo” di sfruttamento del territorio. Com'è stato possibile che si realizzasse un simile scempio?
Questa è stata l'ennesima tragedia annunciata, anzi in Sicilia si preannunciano ogni anno disastri del genere; Giampilieri, il piccolo comune a Sud di Messina è il luogo tristemente simbolo del malgoverno e della cattiva gestione del territorio. Siamo di fronte ad una situazione strettamente legata al dissesto idrogeologico e alla mancata messa in sicurezza di un territorio notoriamente a rischio frane! Gli smottamenti che si verificano appena arrivano le prime piogge, sono prevedibili e soprattutto previsti, come risulta chiaramente dalle relazioni presentate, dall'ordine dei Geologi della Sicilia, sugli effetti delle piogge, sia nel messinese come a Scaletta Zanclea ed Alì Terme, che in altre province, come ad esempio a Palermo. Abbiamo avanzati strumenti di pianificazione regionale che ci fotografano lo stato delle cose quasi in diretta, ma non si interviene. La colpa è anche di un'assenza cronica di fondi, nonché della mancanza di una semplice manutenzione ordinaria dei letti dei corsi d'acqua, naturali vie di sfogo delle piogge, oggi perlopiù relegati al rango di discariche di immondizie se non, addirittura, terreni resi edificabili da dubbie concessioni edilizie, ecco lo scempio!
I recenti episodi hanno fatto dimenticare i numerosi precedenti, sia in Calabria che in Sicilia. Le ferite di Vibo Valentia Marina e di Cavallerizzo sono ancora aperte. Si preferisce intervenire ex-post, con la Protezione Civile, che come dovrebbe occuparsi di prevenzione e non di gestione dei disastri.
Certamente la Protezione Civile, sia a livello nazionale che in
concerto con le istituzioni locali,
dovrebbe esercitare un'azione di monitoraggio e prevenzione in ordine a
precise competenze infatti, il sistema italiano, definito come servizio
nazionale di protezione civile, si basa sulla legge n. 225 del 1992, che
indica cosa deve fare lo Stato con il potere di ordinanza, di competenza
esclusiva del Presidente del Consiglio, e quindi del Capo Dipartimento,
della Regione , della Provincia , del Prefetto e del Comune. In sintesi,
il Servizio Nazionale di Protezione Civile è basato sulla tutela
dell'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente
dai danni e dai pericoli derivanti da calamità naturali, catastrofi ed
altri eventi calamitosi. Purtroppo troppo spesso è chiamato ad interventi
di rappezzamento alla meno peggio, in situazione di emergenza che tali
non sarebbero, con un minimo di responsabilità in più da parte degli
organi di governo. I casi di Vibo Marina, Cavallerizzo, Alì Terme e tutti
gli altri disastri italiani, vengono continuamente soppiantati dagli
ultimi drammi in ordine temporale, questo è tristemente vergognoso, io
come medico devo ricordare che prevenire è sempre meglio che curare, ma
questo precetto non viene mai applicato!
Si ha la sensazione che l'emergenza generi un enorme business senza controllo perché tutto è affidato alla legislazione speciale, studiata ad hoc per ogni singolo caso al di fuori delle regole e delle procedure e con controlli molto scarsi.
Più che una sensazione è diventato un dato di fatto, le cifre parlano chiaro, da nord a sud basta guardare alla gestione dei costi; sarò estremamente sintetico, quello che mi preoccupa maggiormente, oltre alla situazione dei cittadini, è la chiara, anzi scontata possibilità di infiltrazioni mafiose nel business milionario delle ricostruzioni. Oltre il danno poi c'è anche la beffa, come se non bastasse il disastro, sappiamo che tali interventi non sono mai risolutivi!
Lei ha seguito la frana di Cavallerizzo, un esempio di un territorio morfologicamente fragile e di un'assenza di una opera di prevenzione. Spesso è difficile trovare qualche milione per opere di prevenzione, mentre poi se ne spendono centinaia per la ricostruzione. A Cavallerizzo, dopo cinque anni, i cittadini aspettano ancora l'alloggio.
Certo la vicenda di Cavallerizzo è terribile; la situazione, evolutasi nella frana del 2005, era conosciuta sin dal 1960 e nonostante i diversi studi e progetti di messa in sicurezza, non è stato fatto mai niente se non autorizzare l'espansione edilizia sull'area instabile. Quindi in termini economici invece di investire pochi milioni di euro per la messa in sicurezza, si è preferito spendere 52 milioni di euro per la realizzazione di una nuova cittadina, senza neanche prendere in considerazione l'ipotesi di recuperare il centro storico che tra l'altro è sito in zona sicura. Sono costernato per la situazione in cui versa la popolazione di Cavallerizzo, alla quale va tutta la mia solidarietà, mi auguro che non si verifichi più in Italia una situazione vergognosa come quella delle famiglie dei terremotati messinesi del 1908, che ancora oggi alloggino in delle baracche!
Il Meridione è diventata una grande discarica ed è difficile appurare a verità. Il caso delle cosiddette “navi de veleni” è emblematico dello stato confusionale con cui vengono gestite queste emergenze. Siamo di fronte ad un tentativo di insabbiamento o realmente siamo di fronte a un caso inesistente?
Ho già dichiarato che il caso delle navi dei veleni, affondate qua e là al largo delle coste meridionali prospicienti Calabria e Sicilia, è un attentato alla vita dei cittadini ed alla integrità del Mediterraneo e dell'ambiente. Bisognerà ancora indagare, fare chiarezza e poi intervenire energicamente. Il fatto è gravissimo, l'eventuale carico tossico di queste navi, perché ce ne sono tantissime da verificare, potrebbe arrecare danni irreparabili. Ora più che mai sta alla Magistratura, verso cui ho massima fiducia, ed al Ministero dell'Ambiente procedere ad effettuare tutte le operazioni necessarie per scoprire le responsabilità del caso. Questo non può e non deve essere un altro muro di gomma!
Al di là dei rifiuti tossici scaricati a mare, vi sono tuttavia casi accertati di discariche dall'alto potenziale inquinante, come la ferrite di zinco a Cassano allo Ionio, il materiale dello scarto industriale della Pertusola di Crotone usate nell'edilizia scolastica, i fanghi tossici della Centrale Biomasse di Brindisi smaltiti nel mare di Lazzaro. Per non parlare delle situazioni “normali”, come i rifiuti ospedalieri o l'eternit che sta dappertutto. Non sarebbe necessario un piano straordinario di bonifica?
Vede questi sono crimini impuniti, perpetrati per decenni dalle mafie, oggi come allora si fanno affari d'oro con i rifiuti tossici di ogni forma e dimensione.
Certo che, ha danno avvenuto, ora bisognerebbe valutare un risolutivo piano di bonifica ambientale, infatti io me ne sto interessando in commissione ambiente, la prima bozza di un piano per la bonifica potrebbe essere quello che si propone come primo nucleo di intervento. Queste le strategie, ad esempio, per il problema Rifiuti tossici/speciali sotterrati:
“Completare con delle ulteriori analisi le caratteristiche e la tossicità dei rifiuti per poterli contraddistinguere con il codice relativi. Quantizzare insieme a un geologo la quantità ed il tipo preciso di rifiuto tossico. Rimuovere, il rifiuto dal terreno con mezzi meccanici e protezioni adeguate, e depositarlo sui mezzi di trasporto atti allo scopo. Invio dei mezzi di trasporto verso una discarica di rifiuti speciali”. Tutte le operazioni devono essere fatte con la supervisione dei tecnici istituzionali. Poi per ognuna di queste strategie occorre stabilire i vari step operativi ed assegnarli a dei responsabili che li portino a termine entro una determinata scadenza.
Poi c'è il caso Marlane, un'azienda che avrebbe utilizzato sostanze tossiche utilizzate nel ciclo di lavorazione. Oggi è chiusa ma il territorio di Praia a Mare risulta a rischio per le infiltrazione che hanno inquinato fiumi, terreni, falde acquifere e mare. Una coltre di silenzio è scesa sulla vicenda, ma la gente continua a morire. Sembra che solo la magistratura cerca di perseguire i colpevoli, ma la politica tace per le necessarie opere di bonifica.
È vergognoso ed angosciante, l'attività dell'industria tessile Marlane, facente capo al gruppo Marzotto, che ha operato a Praja a Mare sino al 2004, ha tutta l'aria di essere un inquietante caso di imprenditoria spregiudicata. Ci vuole un po' di discrezione e rispetto verso la Procura di Paola che sta ancora indagando, ma, se le accuse risultassero provate ci troveremmo di fronte ad una vera e propria azione criminale. E'assolutamente inconcepibile che degli onesti lavoratori possano aver perso la vita e continuino a morire, per patologie tumorali derivate quasi certamente dall'omissione delle elementari norme di sicurezza sul luogo di lavoro. Oltre ai noti effetti, dovuti alla reiterata esposizione a vapori e sostanze tossiche altamente nocive, potrebbero esserci anche conseguenze negative a carico dell'intera comunità residente, essendo stati rinvenuti fusti e bidoni contenenti rifiuti pericolosi, occultati nel terreno antistante la fabbrica dismessa. Alla Magistratura chiedo di essere più che mai inflessibile; alla Politica chiedo di rompere il silenzio, nel rispetto delle troppe vite umane già sacrificate!
La privatizzazione dell'acqua oggi in discussione al Parlamento dimostra che prevalgono gli interessi economici rispetto alla tutela della salute. I numerosi casi di inquinamento dimostrano che spesso nelle sorgenti, nelle falde acquifere si accerta la presenza di sostanze tossiche. Come evitare che arrivino nelle case dei cittadini senza le necessarie opere di depurazione?
La decisione da parte della maggioranza è stata ormai presa, hanno approvato la privatizzazione dell'acqua senza alcuna possibilità di discussione; ci è stato impedito di intervenire e contribuire al miglioramento del testo di legge che è passato senza alcuna modifica, soprattutto senza prendere in considerazione la Proposta di Legge di Iniziativa Popolare “Prinicipi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicazione del servizio idrico”, in fase di discussione all'VIII Commissione Ambiente in Camera dei Deputati, che conta oltre 500.000 cittadini sottoscrittori. Quindi con buona pace delle Democrazia ed a vantaggio di pochi speculatori, ora dovremmo preoccuparci anche dei costi oltre che della purezza dell'acqua. Come Deputato, ho già prodotto atti di Sindacato Ispettivo orientati a verificare diverse tipologie di inquinamento delle falde acquifere, da quelle di metalli pesanti come il Chromo esavalente, a quelli di origine naturale,come il caso della cosiddetta alga rossa, la Planktothrix Rubescens, altamente tossica. A tal proposito rinnovo il mio pensiero, per assicurare una forma di garanzia ai cittadini, bisognava e bisognerebbe ottenere leggi che tutelino l'integrità delle fonti e la salvaguardia dei terreni circostanti, nonché la manutenzione periodica per la funzionalità degli acquedotti, come dicevamo, anche in questo caso prevenire è meglio che curare!
Di fronte alla fragilità ambientale ed i fenomeni di inquinamento per la sconsiderata azione antropica, non sarebbe opportuno utilizzare le risorse straordinarie per una opera di salvaguardia, di prevenzione e di bonifica?
Da sempre l'uomo ha modificato l'ambiente naturale per renderlo più consono ai propri fini e per soddisfare le proprie necessità, alterando l'ambiente preesistente; Ciò che oggi preoccupa gli scienziati è la possibile irreversibilità dei danni cagionati dal comportamento umano, per questo ci vengono dati continuamente segnali d'allarme da parte delle organizzazioni scientifiche internazionali; Nonostante varie leggi europee e nazionali impongano da anni la sorveglianza di questi fenomeni, gli organi di controllo territoriali sono troppo spesso indifferenti o comunque privi di mezzi, uomini e know-how in materia. Il protocollo di Kyoto ed il vertice di Copenaghen sono nobili tentativi attuati per la salvezza del pianeta; di fronte a gravi fenomeni come il riscaldamento globale, ed altri fattori che andranno, è necessario, più che utile, indirizzare la politica mondiale, in primis quella italiana, verso un uso programmatico e progettuale delle risorse economiche, non solo quelle straordinarie, mirato al risanamento, alla tutela ed alla salvaguardia del nostro ecosistema, del nostro pianeta, della vita umana.
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Ultimo aggiornamento del 11/28/2008 17:23:22