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Vado avanti, anche se …

di Oreste Parise (Mezzoeuro Anno VIII num. 48 del 28/11/2009)


Rende, 27 novembre 2009


Pippo Callipo, il primo a gettarsi nella mischia già da questa estate afferma di ambire soprattutto alla vittoria del progetto di rinnovamento della regione. Indipendentemente da chi si siede al comando.

Intervista a Pippo Callipo, candidato alla presidenza della Regione Calabria

La politica risulta sempre più sotto il tiro dalla Magistratura, e cerca di difendersi con attacchi senza precedenti. Come uscire da questo circolo vizioso?

Non la vedo così. La magistratura fa il suo lavoro, e non la si può censurare per il fatto che agisce. Anzi, meno male che i cittadini hanno nella magistratura un'Istituzione che non si lascia condizionare dal potere politico. La sua autonomia va difesa non per fare un piacere ai magistrati, ma perché è un baluardo della democrazia che è un bene per tutti. D'altronde, la politica ha i mezzi per uscire dall'impasse: legiferi, ma guardando agli interessi generali e rispettando la divisione dei poteri sancita dalla Costituzione.

Ritiene che le candidature devono tener conto della posizione giudiziaria?

Assolutamente sì. Se non accadesse, s'acuirebbe il conflitto politica/magistratura. Mi spiego: i partiti hanno il dovere di fare pulizia al loro interno, soprattutto al Sud. Abbiano il coraggio di un radicale rinnovamento del personale politico, che spesso siede nelle Istituzioni da 15, 20 o addirittura 30 anni ed è conclamato il fatto che per conquistare il consenso, in aree economicamente svantaggiate, usa in maniera distorta le risorse pubbliche. Questo è l'humus su cui i leader politici nazionali debbono incidere col bisturi, se si vuole liberare la politica da sospetti e da inchieste giudiziarie. Si ha urgente bisogno di etica pubblica e i partiti, se vogliono anticipare la magistratura, debbono selezionare con rigore e inflessibilità i candidati ma anche i loro apparati. Una politica che voglia riappropriarsi della sua alta funzione e guadagnare credibilità, deve avvertire la responsabilità del momento, soprattutto in aree come la Calabria in cui opera non solo il malaffare della politica, divenuto un luogo comune, ma anche la mafia e la sua capacità di penetrazione nella pubblica amministrazione. Oggi questa politica in Calabria è un problema gigantesco, ce ne rendiamo tutti conto. Ma da sola la Calabria, anche se ce la mette tutta, non può liberarsene. Perciò i partiti nazionali, indistintamente, e le Istituzioni nazionali, media compresi, debbono darci una mano. Lancio questo appello: il meglio del Paese aiuti il meglio della Calabria, perché in gioco non c'è solo il voto alla Regione e ciò che ne consegue, ma la democrazia e il suo affrancamento dal malaffare e dalla mafia.

Quale ruolo devono avere le qualità e le competenze nella scelta di un candidato? Perché un imprenditore dovrebbe essere idoneo a diventare un bravo politico?

Il bravo politico non è lo scaltro manovratore di accordi volti a farlo, primeggiare sugli altri e che spesso sconfinano in tutte le aree, derubricando la politica a clan privato che fagocita risorse pubbliche e scarica i costi sulla gente. Non è un bravo politico colui che agisce esclusivamente per catturare il consenso, facendo leva sul bisogno della gente che da noi è tanto, promettendo consulenze, posti di lavoro e facendo così strame del bene pubblico. E' questa la politica e sono questi i politici che abbiamo finora conosciuto e che hanno rovinato la Calabria, la sua economia ma anche la sua reputazione in Italia e nel mondo. Di questi politici dobbiamo liberarci, perché non sono utili al bene collettivo; hanno fatto danni immensi e hanno lavorato soltanto per arricchirsi, costruendo carriere immeritate. E' la sfida vera che la Calabria ha davanti a sé. Siccome parla di imprenditori, capisco che si riferisce a me. Dunque: Callipo è un marchio di qualità che gira nel mondo, quel che io sono e quel che io so fare, lo testimonia il mercato internazionale nel quale le mie aziende operano nel pieno rispetto delle regole e della libera concorrenza che premia i migliori. Io dico che, oggi come mai, questa Calabria ha bisogno di gente seria e come me ce n'è tanta: giovani di buona volontà, talenti, competenze diffuse e mai valorizzate perché non sono disposte a mischiarsi con una politica inaffidabile, sporca, brutta e spendacciona. La Regione Calabria deve diventare un laboratorio per il cambiamento, ma il cambiamento è possibile solo se facciamo spazio ai calabresi perbene. .

Il candidato alla presidenza della Regione o chi occupa posizioni di rilievo nell'amministrazione pubblica deve rinunciare alla propria privacy?

Senz'altro. Io penso che il politico, proprio per la posizione delicata che occupa, in quanto è chiamato ad amministrare la cosa pubblica, deve essere ed apparire inattaccabile sul piano dell'integrità etica e umana.

Il quadro delle candidature calabresi si presenta sempre più confuso a pochi mesi dalle elezioni. Quali saranno secondo lei i pretendenti e le coalizioni politiche che li sosterranno?

Non sono d'accordo. Il quadro è anzi fin troppo chiaro. E i calabresi debbono assumersi la responsabilità di fare scelte che incideranno sulla loro vita e sulla vita dei loro figli, sul presente e sul futuro. Io vedo un quadro chiaro che è fatto così: da un lato, c'è il personale politico che, salvo eccezioni, si ostina a non comprendere che l'equilibrio al ribasso, su cui ha vissuto per anni, non regge più, perché la Calabria è sprofondata e la Regione è allo sfascio. Un equilibrio che vedeva la politica, diventata una casta, gestire le proprie attività in maniera autoreferenziale e la Calabria precipitare in tutti gli indicatori economici e sociali. Bene, da una parte ci sono questi politici, dall'altra la stragrande maggioranza dei calabresi onesti che vedono il dramma sociale in cui siamo finiti e chiedono un'offerta politica nuova, onesta, competente, affidabile con cui iniziare un percorso di riscatto, che è sì sociale ed economico, ma investe anche l'identità del calabrese, il quale non vuole più vergognarsi di avere come suoi rappresentanti politici inaffidabili e screditati agli occhi del Paese. Ecco, in sintesi, il quadro: in uno spazio il vecchio mondo della politica e nell'altro la società civile che si organizza per dare alla Calabria la prospettiva nazionale che la regione merita.

Vi sono dei contatti tra Italia dei Valori e il Pd per definire il quadro delle alleanze. Crede che vi possano essere delle convergenze su di un candidato condiviso?

Me lo auguro, ma alle condizioni da me rappresentate più volte. Io e tutti coloro che mi sostengono, non dobbiamo guadagnarci uno spazio di gestione in una Regione sommersa dai debiti e da una burocrazia legata piedi e mani alla vecchia politica e senza quasi mai spazi di autonomia e di eccellenza progettuale. Non è questo il nostro intento. Dentro un processo di svecchiamento della Regione e di rinnovamento della sua classe dirigente, ogni accordo, alla luce del sole, è possibile ed auspicabile.

Qualora dovesse emergere un nome prestigioso quale candidato di tutto il centrosinistra, quale sarebbe la sua risposta, un allineamento o la costruzione di una ipotesi alternativa?

La domanda è, scusi la franchezza, superata da quanto noi stiamo ormai facendo da alcuni mesi: costruire, con la Calabria stanca di vedere i soldi dei calabresi gettati al vento, un progetto che, mentre assicura la sopravvivenza della democrazia calabrese e delle sue Istituzioni, rimetta in circuito le energie sommerse e ci consenta di ottenere risultati importanti.

Quali saranno le tre priorità da realizzare nei primi cento giorni di un suo futuro governo regionale?

Anzitutto una burocrazia liberata dal contagio nefasto della politica, intelligentemente preparata, che sappia ascoltare gli imprenditori, che sappia stare vicino, non per fare i propri interessi, ai calabresi che guardano con attesa alla Regione per avere delle risposte al loro diritto di cittadinanza e di lavoro. Liberare la sanità, un settore centrale e assai problematico per via di un debito sterminato che si tiene ancora nascosto e rischia di sommergere la Regione, dalla politica e dalle sue incursioni clientelari, quindi rendendola attiva, efficiente e strettamente legata ai bisogni epidemiologici del territorio. La terza: una disamina rigorosa del bilancio regionale, oggi accusato dal ministero dell'Economia di non rispettare neppure i crismi basilari di una decente contabilità, e dei rapporti finanziari fra la Regione e la selva di Enti, Fondazioni, istituti privati che assorbono ingenti risorse e non rispondono ad alcun criterio di utilità, ciò naturalmente rientra nell'obiettivo fondamentale della riqualificazione a fini produttivi della spesa pubblica.


C O P Y R I G H T

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Ultimo aggiornamento del 11/28/2008 17:23:22