Anche i bancari hanno un’anima

di Oreste Parise

Mezzoeuro Anno XI num. 10 del 10/03/2012


Rende, 09/03/2012


Il futuro della BCC di Cosenza

La vicenda dell'Istituto non vede ancora una soluzione. Vi sono due banche in stand-by che attendono il via libera della Banca d'Italia per poter procedere alla suddivisione paritaria degli sportelli e dell'attività. La migliore ipotesi, infatti, resta tuttora quella dello smembramento dlla banca e l'acquisizione di metà del patrimonio mobiliare e immobiliare da parte della Banca Sviluppo e della BCC Medio Crati.


La vicenda della BCC non riesce ancora una soluzione. Vi sono due banche in stand-by che attendono il via libera della Banca d'Italia per poter procedere alla suddivisione paritaria degli sportelli e dell'attività. L'ipotesi di soluzione, infatti, resta tuttora quella dello smembramento della banca e l'acquisizione di metà del patrimonio mobiliare e immobiliare da parte della Banca Sviluppo e della BCC Medio Calabria. Una complicazione è la necessità di dover risolvere anche il caso della BCC di Tarsia, che è entrata nella partita tra i due istituti. In un primo momento, Tarsia sembrava destinata alla Mediocrati, che costituisce un saldo punto di riferimento per il sistema delle BCC calabresi, che avrebbe avuto l'opportunità di rafforzare la sua posizione e proporsi in un ruolo leader nel panorama creditizio calabrese.

Tanto la Banca Sviluppo che Mediocrati si sono recentemente cimentati con un salvataggio ciascuno: la prima ha dovuto ingoiare la BCC di San Vincenzo la Costa, mentre la seconda è intervenuta ad acquisire al Sibaritide. Due bocconi risultati alquanti indigesti per entrambi che hanno alquanto appesantito la gestione dei due istituti e compresso il patrimonio di Vigilanza, indispensabile per una piena operatività in osservanza delle regole di Basilea.

Mentre la Banca Sviluppo può fare affidamento sul sostegno della organizzazione di categoria, la BCC Mediocrati deve seguire una una pura logica di mercato e non ha a disposizione efficaci eupeptici per digerire il rospo in tempi brevi. Meriterebbe comunque un plauso per l'efficienza del management e l'organizzazione aziendale che gli ha consentito di assorbire la Sibaritide senza ripercussioni negative sul bilancio. Pesa tuttora sulla definitiva conclusione della vicenda l'irrigidimento sindacale che ha portato a un appesantimento della gestione economica e ha provocato la cautela della Banca d'Italia nell'affidargli un nuovo e delicato incarico, come quello di provvedere all'assorbimento della BCC di Tarsia. Bisogna sottolineare che tutt'e tre le BCC sopra nominate (San Vincenzo, Sibaritide e Tarsia per non ingenerare equivoci) hanno evidenziato una situazione gestionale molto difficile e mostrato i guasti che può provocare una direzione clientelare e troppo attenta agli equilibri politico-sociali piuttosto che al rispetto dei ratio patrimoniali imposti dagli accordi di Basilea.

La gestione commissariale ha due obiettivi immediati. In primo luogo ha provveduto ad una attenta analisi del portafoglio crediti ed alla individuazione delle posizioni a rischio nascoste dietro istruttorie lacunose che ha provocato una esplosione degli incagli e sofferenze, la necessità di procedere all'accantonamento al fondo svalutazione crediti di risorse adeguate ai rischi emersi. Il secondo obiettivo è la compressione dei costi. Le discussioni si incentrano quasi esclusivamente sul personale, che tuttora rappresenta il principale centro di costo della banca. Si è adottato lo “spending review”, diventato di moda riferito al settore pubblico: una tecnica molto più elementare della sofisticazione semantica. Si tratta di analizzare la struttura dei costi per individuare gli sprechi e procedere alla riduzione selettiva di tutte le spese inutili, superflue e non strettamente attinenti alla gestione. La questione del personale è la parte più delicata poiché dietro i numeri vi sono delle persone con i loro problemi, le loro esigenze, le loro storie che non possono essere cancellati con un tratto di penna a calce di una lettera di licenziamento. Ogni dipendente rappresenta una importante risorsa umana poiché è la sintesi di un processo formativo e di esperienze che non possono essere disperse.

In un'azienda di servizi parrebbe logico supporre che la componente fondamentale dei costi è rappresentato dal personale, ma è altresì vero che il personale rappresenta un patrimonio di grande valore umano e professionale. Così era tradizionalmente poiché ogni operazione bancaria richiedeva un intervento diretto da parte di un operatore. L'informatizzazione dei processi ha distrutto quel modello ed oggi il costo del personale è certamente una componente significativa della struttura, ma non più preponderante e tende a diminuire vistosamente di anno in anno. Milioni di operazioni oggi avvengono senza alcun intervento umano, e il loro numero è destinato ad aumentare esponenzialmente considerato che le transazioni finanziarie cominciano ad essere effettuate tramite cellulare, tablet e altri marchingegni elettronici sempre più sofisticati.

Nelle BCC il costo del personale rappresenta ancora circa il 50% dei costi, ed è la tipologia bancaria dove questo rapporto si mantiene più elevato per la maggiore personalizzazione del rapporto con la clientela. In altre realtà bancarie esso è ormai sceso a livelli molto inferiori, tale che non possa essere più considerato strategico in una ipotesi di ristrutturazione economica e produttiva della banca.

È possibile immaginare in un prossimo futuro la completa robotizzazione del lavoro bancaria, con la scomparsa dell'impiegato allo sportello. Quanto questo sia auspicabile e potrà migliorare il servizio bancario è tutto da verificare. Il grande freddo dell'economia ha una origine finanziaria, nasce sull'illusione che l'economia reale sia un residuato da terzo mondo, poiché possiamo costruire la nostra fortuna esclusivamente sui servizi, nella convinzione di poter sfruttare la nostra rendita di posizione senza alcun limite spaziale e temporale. La crisi avrebbe dovuto insegnare che il modello è affetto da una serie di insidie e il castello di carte (ma sarebbe meglio dire immateriale, virtuale poiché tutto si risolve in una transazione “on line”) è destinato a crollare sommergendoci sotto le sue macerie: beni altrettanto immateriali come miseria e povertà che colpiscono strati sempre più larghi di popolazione.

Le regole di Basilea si sono mostrate eccelse nel fornire le linee guida della gestione bancaria in tempo di crescita, ma hanno mostrato tutti i loro limiti nell'affrontare i momenti di congiuntura sfavorevoli. L'asettica applicazione di quelle regole ha svolto una funzione pro-ciclica acuendo i problemi dell'economia. Non si insisterà mai abbastanza sul ruolo di calmiere assunto dalle BCC che hanno continuato a mantenere un management umano, a offrire una liaison diretta e personalizzata a tanti piccoli imprenditori angosciati da una crisi che ha avuto un effetto economico paragonabile a uno tsunami. La componente umana nel rapporto bancario è ineludibile nella gestione dell'intermediazione creditizia finalizzata al finanziamento dell'attività reale delle imprese, al sostegno delle micro attività e alle famiglie.

Molte BCC sono state seriamente colpite dalla crisi perché hanno legato il loro futuro a quelle delle aziende finanziate con le quali vivono in un rapporto simbionte. Il loro sacrificio è valso ad evitare il tracollo del sistema. È bene ribadire che le difficoltà sistemiche, il rallentamento dell'economia, la diminuzione dei consumi hanno pesato in maniera molto più significativa degli errori di gestione, della politica clientelare, delle valutazioni creditizie errate.

Secondo quanto si afferma in un comunicato della Fabi, uno dei più importanti sindacati di categoria sempre molto attento alle problematiche del credito, sono 60 gli istituti bancari cooperativi recentemente commissariati dalla Banca d'Italia, un numero mai registrato in precedenza in un così ristretto arco temporale. Un settore che, essendo formato da banche per tradizione radicate sul territorio, nonché principali creditrici del sistema produttivo locale, sta scontando la crisi dell’economia reale che dal 2011 ha toccato famiglie e piccole medie imprese.

Il credito cooperativo vive un momento di forte crisi, e non si può ancora usare il passato poiché è ancora in atto, che lo ha scosso dalle fondamenta il sistema del credito cooperativo.

Ma è stato anche un momento di una forte ristrutturazione, che ha istituzionalizzato la funzione di intervento della Banca Sviluppo, diventata lo strumento di salvataggio della Federazione, ha ufficializzato l'intenzione di creare una banca di garanzia per dare un supporto concreto alle consorelle operanti sul territorio, ha rafforzato il Fondo, ha sperimentato forme d'intervento più sofisticate e preventive. Un exemplum di questo nuovo modo di procedere è offerto dalla BCC dei Due Mari, in cui è in corso un interessante intervento di salvataggio preventivo.

In questo panorama disperato e disperante che è la congiuntura calabrese, si intravede un lumicino in fondo al tunnel.

Secondo le prime indiscrezioni i bilanci delle BCC calabresi del 2011 mostrano un andamento più equilibrato, un dimagrimento salutare che lascia intravedere l'inizio della convalescenza. In un contesto difficile poiché l'Italia ufficialmente è tecnicamente in recessione, non si registrano perdite molto rilevanti, ma sembra che esse abbiano assorbito il colpo e sono pronte a ripartire.

Un primo elemento positivo è che non vi sono all'orizzonte l'apertura di nuove crisi, anche se il livello di patrimonializzazione del sistema non consente una significativa espansione del credito.

Non ci si deve attendere un "credit crunch" da parte delle BCC, ma non vi sono le condizioni per un'espansione molto significativa, che richiede una attenta valutazione delle richieste che solo un personale ben qualificato e con la necessaria esperienza è in grado di garantire.

Il sistema imprenditoriale è stato scosso dalle fondamenta, ma ha operato una selettività che potrebbe costituire il fattore determinante per una ripresa. Bisognerebbe avere il coraggio di rinunciare all'uso della droga finanziaria che ha stravolto le regole del mercato senza assicurare né crescita, né la creazione di una struttura imprenditoriale.

Il personale non può essere valutato solo come componente della struttura dei costi, ma deve essere valorizzato per le potenzialità di sviluppo e di assistenza alle micro-imprese che costituiscono il tessuto connettivo della società.

La struttura dei costi mostra che il personale è una componente ancora significativa, ma di peso sempre meno rilevante e non può essere un ostacolo alla soluzione della crisi delle banche commissariate. In particolare la BCC di Cosenza vive un momento difficile, che per il personale si trasforma in un vero e proprio dramma poiché rischiano di perdere il posto di lavoro. Ironia della sorte è proprio la giovane età media a rendere difficile qualsiasi soluzione, a dimostrazione dell'assurdità di un sistema organizzato in modo da penalizzare i giovani. Non è infatti, possibile il ricorso all'esodo incentivato poiché nessuno dei 17 dipendenti in esubero ha le condizioni per essere accompagnato al pensionamento.

Questa condizione di disagio è condivisa da tutto il personale che ha mostrato una compattezza e una solidarietà ammirevoli. Piuttosto che difendere la propria rendita di posizione, si è cercata una soluzione comune spalmando i sacrifici su tutti piuttosto che abbandonarne alcuni al proprio destino. Si è dato mandato ai rappresentanti sindacali di quantificare la decurtazione del costo del personale ritenuta necessaria per un equilibrio economico della gestione e ripartirlo fra tutti i dipendenti dell'istituto, con una riduzione proporzionale dei compensi individuali.

Nella riunione tenuta ieri nella sede romana della Federazione Nazionale delle BCC si è registrato un clima da “entente cordiale”, una reciproca simpatia nei confronti di un modello che salvi l'occupazione evitando il trauma del licenziamento e nel contempo consenta agli istituti in crisi di raggiungere l'equilibrio economico.

È sicuramente troppo presto per gridare al miracolo, ma certamente la soluzione prospettata è il frutto di un grande senso di responsabilità dei dipendenti che si sono dimostrati molto più maturi e consapevoli, un bancario ben lontano dall'iconografia classica del travet allo sportello. Anche i bancari hanno un'anima e sanno coniugare l'interesse personale con le esigenze aziendali.

Una soluzione quale quella prospettata con la sottoscrizione di un contratto “low cost” da applicare alle banche in crisi ha anche il grande vantaggio niente affatto disprezzabile di fornire alle banche personale qualificato a costo molto contenuto. A questo si aggiunga la grande flessibilità di utilizzo che potrebbe consentire una organizzazione più efficiente del lavoro e l'avvio di un processo di avvicinamento tra gli imprenditori e le banche. Una massa di manovra che consentirebbe di avviare quel processo di ristrutturazione del sistema imprenditoriale di cui specie il Sud ha una necessità estrema.

L'incontro romano è stato ancora soltanto interlocutorio, perché bisogna definire nel dettaglio come, quando e a chi vanno applicate le nuove regole. La Federazione tende alla definizione di regole omogenee da applicare in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, nel timore che le eccezioni possono diventare un terreno di duro scontro. La cautela è dettata dalla consapevolezza che non si sta tentando di risolvere un solo caso, da di definire un modello che potrebbe avere ripercussioni su tutte le crisi che si sono aperte in tutta Italia. Qui è maturata anche la vertenza della BCC di Tarsia alla quale si applicheranno senza alcun dubbio il nuovo modello in corso di definizione.

Dopo la Caporetto dei commissariamenti, le BCC calabresi devono preparare la loro Vittorio Veneto ed attrezzarsi per essere a fianco delle imprese nel momento della difficile risalita lungo un sentiero di crescita e di sviluppo.


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